Corleone si ribella alle lezioni di mafia di Provenzano jr

Il comune siciliano all'attacco del tour operator di Boston che ha assunto il figlio del boss

RomaUn corso di cucina, un assaggio di cannoli e di passito, un tuffo nel mare e due chiacchiere col figlio del boss dei boss, per non farsi mancare niente. E per lo scorno di Corleone (non Michael del padrino, ma il comune siciliano). Da dieci mesi Angelo Provenzano, primogenito di Bernardo, alias «Zu Binnu», re di Cosa Nostra e del clan dei corleonesi, ha trovato lavoro nel turismo con un tour operator di Boston, creando una nuova figura professionale nel settore: dal testimone al testimonial di mafia. Il 37enne, incensurato, è pagato per intrattenere «istruttive discussioni» su Cosa Nostra, raccontando la sua infanzia con il padre-boss latitante per quasi mezzo secolo e rispondendo al fuoco di fila di domande della dozzina di turisti che in attesa della cena lo ascoltano descrivere il boss come padre amorevole dai solidi valori. Uno dei partecipanti agli incontri, Dennis J. Butera, ha raccontato al Wall Street Journal che Provenzano Jr gli ha spiegato come «zu Binnu» gli abbia «insegnato a rispettare il prossimo e a essere una brava persona».

Già, tra i luoghi comuni sull'Italia negli Usa c'è l'immagine «molto pittoresca» della mafia siciliana, uno dei primi prodotti esportati nel Nuovo Continente, e da qui sbarcato con successo in letteratura e a Hollywood. I partecipanti del tour da 2800 dollari della Oat di Boston sono infatti entusiasti dell'appuntamento, tra i punti di forza del viaggio in Sicilia che si chiama «Antichi paesaggi e tradizioni senza tempo», in programma il secondo giorno. E Provenzano Jr continua a fare la spola tra Corleone, dove abita, e Palermo, sede delle «lezioni di mafia», sudandosi l'onorario che gli viene riconosciuto in quanto figlio di uomo d'onore.

Ma a molti siciliani la «riconversione turistica» della mafia e la sua derubricazione a «timeless traditions» non va giù, e la conferenza sulla mafia è da mesi al centro di polemiche. Adesso a protestare è il comune di Corleone, città natale dei Provenzano. Secondo il municipio del paese gli incontri «ledono l'immagine di Corleone». Il sindaco, Lea Savona, aveva provato a interessare della questione un avvocato, che però ha smontato le intenzioni del primo cittadino di adire le vie giudiziarie, sostenendo che non ci sono elementi per intraprendere un'azione legale. E così l'azione, per ora, è politica. Il consiglio comunale di Corleone, all'unanimità, ha approvato una mozione che impegna il sindaco a valutare se richiedere al tour operator statunitense un risarcimento per «i danni morali e materiali provocati alla città di Corleone». La cui fama negli Usa, c'è poco da fare, è legata proprio all'omonimo clan, e ancora di più al personaggio di Michael Corleone interpretato da Al Pacino. Non è un caso che l'insegna cittadina sia la «photo opportunity» più popolare tra i turisti d'oltreoceano che da Palermo si spingono fin qui.

La città ha provato a sfruttare l'incerta fama per raccontare l'altra faccia di Cosa Nostra fondando il Cidma, il Museo dell'Antimafia. Ma tra i turisti stranieri, la fascinazione mafiosa è comunque dura a morire. Colpa di iniziative come quella del tour operator di Boston, forse. Ma magari anche di un certo opportunismo squisitamente indigeno: nel 2011, un reportage di viaggio del New York Times raccontava, con un po' di stupore, come molte attività commerciali siciliane fossero «felici di sfruttare questa macabra storia», riempiendo le città dell'isola di t-shirt «Mafia-Made in Italy» e di pupazzi del Padrino.