Così il Nobel per l'ambiente valorizzerà le energie pulite

Nel 2017 Eni Award premierà le tecnologie più verdi L'ad Descalzi: «La ricerca è la base dei nostri successi»

Gian Maria De Francesco

Roma Alla vigilia del decennale l'Eni Award, il riconoscimento internazionale istituito dal gruppo del Cane a sei zampe nel 2007 per premiare i più illustri protagonisti della ricerca e le giovani speranze italiane, può considerare raggiunto l'obiettivo iniziale: diventare un «premio Nobel nei settori dell'energia e dell'ambiente». Oltre 40mila siti Internet di informazione scientifica, università e centri di ricerca internazionali lo segnalano come un riconoscimento di eccellenza della stessa rilevanza di quello assegnato dall'Accademia di Svezia. Non a caso, premi Nobel come Hamilton Smith, Alan Heeger e Harold Kroto ne sono stati insigniti ricevendolo, in alcuni casi, ancor prima di quello consegnato a Stoccolma.

«L'Eni Award ha avuto negli anni il pregio di aprire un canale internazionale, con i più alti esponenti universitari, per favorire dibattito e scambio tra il mondo accademico e quello aziendale, sui temi dell'energia, dalle scienze degli idrocarburi, dell'ambiente fino alle energie rinnovabili, e che contribuisce a creare valore per tutte le parti in gioco», ha ricordato il presidente di Eni, Emma Marcegaglia durante la cerimonia di premiazione che si è svolta giovedì scorso al Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «E questo dibattito - ha aggiunto - è cresciuto in partecipazione e rilevanza negli anni, richiamando dal 2008 ad oggi oltre 8mila candidature e coinvolgendo ventisette Premi Nobel».

Per l'edizione 2016 le candidature pervenute sono state oltre 850. Il premio «Nuove Frontiere degli Idrocarburi sezione Downstream» è stato assegnato a Johannes Lercher (Università Tecnica di Monaco) che ha sviluppato nuovi processi per l'utilizzo del gas naturale come fonte energetica. Nella «sezione Upstream» il riconoscimento è andato a Christopher Ballentine (Università di Oxford) per lo studio delle trasformazioni e degli spostamenti dei fluidi nel sottosuolo. Ex aequo è stato premiato Emiliano Mutti (Università di Parma), studioso dei meccanismi di sedimentazione delle rocce. Il «Premio Protezione dell'Ambiente» è stato assegnato a David Milstein (Accademia Weizmann) che ha migliorato l'efficienza energetica di diverse reazioni chimiche, riducendo al contempo la formazione di sottoprodotti indesiderati. A Federico Bella del Politecnico di Torino (celle solari di terza generazione) e ad Alessandra Menafoglio del Politecnico di Milano (metodi statistici per esplorare il sottosuolo) è andato il «Premio Debutto nella Ricerca». Contestualmente sono stati conferiti riconoscimenti all'innovazione a tre team di ricerca Eni.

«Il nostro portafoglio brevettuale, che al 2015 è pari a oltre 6mila brevetti, testimonia il nostro impegno nella ricerca scientifica», ha chiosato l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenendo alla cerimonia di consegna e ricordando che «dal 2009 ad oggi abbiamo investito in ricerca e sviluppo circa 1,5 miliardi». Per l'ad «la ricerca scientifica è alla base delle nostra crescita industriale e dei nostri successi in molti dei domini tecnologici che caratterizzano i nostri business». Ecco perché, alla vigilia del decennale (le candidature per il 2017 si possono inviare entro il 27 novembre) saranno introdotte due nuove categorie. La prima è «Transizione energetica» per valorizzare la ricerca nel campo dell'efficienza energetica come ponte verso la decarbonizzazione del sistema. La seconda novità è l'introduzione di un premio «Giovani talenti dell'Africa». «Vogliamo fare un ulteriore passo per venire incontro ai bisogni di un continente in crescita», ha concluso Descalzi.