Così il vero vincitore è l'Iran

L'Ayatollah Khamenei ha detto più volte di considerare la Siria una provincia iraniana: il suo disegno tentacolare non ne può fare a meno. Gli è già costato più di mille preziose vite di Guardie della Rivoluzione, ma pensa che valga fino all'ultima goccia di sangue. La Siria degli Assad è stata vicino all'Iran fin dai tempi della guerra con l'Iraq: è un grimaldello prezioso per i confini strategici (Turchia, Israele, Iraq, Libano, il Mediterraneo...) è adesso il nodo della guerra mondiale. Esserci ti rende indispensabile alla Russia, agli Stati Uniti, a tutti quelli che vogliono finalmente arrivare a un assetto dell'area. Costringe a vedere l'Iran non come un rogue state, uno dei Paesi più nemico dei diritti umani, più teso all'espansione militare, non come un pericolo mondiale per il suo sostegno del terrorismo ma come un indispensabile interlocutore. Aleppo è stata un'occasione fantastica per la Guardia Rivoluzionaria iraniana. Mentre gestisce tutta la politica espansiva e imperialista del suo Paese e anche la repressione interna, ad Aleppo ha dato il suo meglio: la Russia infatti ha cercato di non sporcarsi gli stivali nella lunga battaglia e ha mandato a fare il lavoro sporco i «gruppi iraniani» che hanno applicato i loro criteri bloccando ai check point gli sfollati e non tenendo conto dei patti raggiunti coi gruppi ribelli. Gli iraniani ormai sono i capi di tutti gli sciiti in zona: gli Hezbollah libanesi, ma anche i siriani, i pachistani, gli iracheni, gli afghani. Si farà bene a pensare, finalmente, quanto vedersi arrivare addosso le truppe sciite spinga verso l'Europa in fuga tutti i sunniti. L'Iran ha dispiegato più di 20mila iraniani e 50mila non iraniani, paga salari mensili a più di 250mila agenti, gli afghani sono circa 20mila, gli hezbollah 7-10mila, pakistani e palestinesi intorno ai 7000. Le Guardie della Rivoluzione sono sui 10mila, 6000 quelli dell'esercito regolare iraniano. Khamenei ha detto nel dicembre del 2015 che bisognava rafforzare la presenza e impedire la sconfitta di Assad. L'Iran ha fornito il supporto aereo alla Russia, e ha speso circa 100 miliardi nella guerra siriana. È l'Iran che paga i salari ai soldati iracheni. Il suo sostegno ad Assad alimenta un conflitto da 450mila morti che rischia di non finire mai a meno che Assad, sulla spinta di un accordo russo-americano, faccia un passo indietro. L'Iran deve abbandonare il ruolo di protagonista se si ambisce a fermare la guerra.

Commenti

tuttoilmondo

Sab, 17/12/2016 - 12:54

Il vero vincitore è Putin. Dopo quello che è successo a Gheddafi e Hussein, tutti vogliono essere alleati della Russia. Il "no fly zone" francese sul suolo libico fa ridere in Siria. il SU-35 russo, superiore a tutti i caccia del mondo, assicura il dominio dei cieli. La mega bomba atomica russa scoraggia qualunque pensiero di guerra totale. Rispetto a 10 anni fa la Russia si è presa la Crimea, ha rafforzato le basi in Siria, ha acquisito basi in Iran, ha una vera flotta nel Mediterraneo, ma soprattutto, è vista dal mondo arabo come paese amico, indispensabile per non fare la fine di Libia e Iraq. Dal canto suo la NATO avvicina i missili a Mosca pericolosamente. Ma per il fatto che sono sul mare, chi rischia una bomba atomica sono le grandi metropoli americane. Non se ne farà niente. Alla lunga, come vorrebbe Trunp, l'America e la Russia si alleeranno contro un enorme pericolo giallo.