Dall'olio di ricino alla web tv. Il paniere Istat racconta l'Italia

Come sono cambiate in 90 anni le merci quotidiane sulle quali è calcolato l'indice dei prezzi al consumo

C'eravamo tanto registrati. Ora cd e dvd vergini non contano più molto nella nostra vita. E l'Istat ha deciso di togliere questi supporti «moderni» dal paniere dei beni sulla base dei quali calcola ogni anno l'indice dei prezzi al consumo. Un interessante strumento attraverso il quale leggere i tempi che cambiano, a patto di premettere che l'istituto di statistica è un contatore geiger molto prudente, che di solito «registra» l'imporsi di nuovi prodotti e lo scomparire di altri con qualche anno di ritardo.

Tutti in giardino. Così quest'anno entrano nella nostra busta della spesa ideale i frutti di bosco, lo zenzero (trascinato dalla moda dei superfood), la bici elettrica, lo scooter sharing, la cuffia con microfono, l'hoverboard, la web tv, e - stranamente - tavolo e sedia da giardino, pannolone e traversa salvaletto. Qualcuno in via Balbo ha un genitore incontinente? Escono invece il supporto elettronico da registrazione e la lampadina a risparmio energetico.

Ten years challenge. I nostri consumi sono molto cambiati negli ultimi anni. Adottando lo schema del «dieci anni dopo», molto in voga in queste ultime settimane sui social, siamo andati a sbirciare che cosa fosse entrato nel paniere Istat nel 2009: ebbene in quell'anno di inizio crisi economica furono inserite nel novero dei beni consolidati la pasta base per pizza, il mais in confezione e, con un certo ritardo, la chiavetta Usb e i film in dvd.

L'olio di ricino. E nel passato? La tentazione di andare a sbirciare nei panieri di epoche a noi lontane è vertiginosa. Partiamo dal 1928, quando venne introdotto questo strumento che peraltro fino al 1999 non veniva modificato annualmente ma periodicamente: quel paniere, che fu valido fino al 1938, conteneva il carbon coke e la legna secca come combustibili, il pennino e l'inchiostro, l'olio di ricino e la farina di lino. Le sorprese maggiori alla voce vestiario: ecco il Madapolam, una tela di cotone di origine indiana, il drap nero da uomo (una lana molto fine) e come calzature polacchine per lui e scarpette nere per lei. Il colore contava, all'epoca, soprattutto il nero.

Ci facciamo una sigaretta? Tra il 1939 e il 1953 il paniere è un po' più liberale per l'abbigliamento, limitandosi a indicare abito invernale e abito estivo per lui e per lei e calze e scarpe non meglio specificate. Compaiono la soda Solvay, il dentifricio e le lamette da barva, nonché le sigarette.

Tutti al mare. Arriva il boom economico e il paniere ne prende atto. Tra il 1954 e il 1966 il comparto alimentare si arricchisce con voci prima impensabili come caramelle, cioccolato, susine, fichi secchi e gorgonzola, mentre spuntano gli elettrodomestici (lavatrice, frigorifero, aspirapolvere, lucidatrice, ferro da tiro) e soprattutto compare sua maestà il televisore. Compaiono i servizi domestici (artigiani, tintoria, domestica a ore), l'acquisto di un'auto privata e scooter e di conseguenza il garage, i taxi, gli aerei e l'albergo. Perfino la cabina balneare. E poi la partita di pallone, il cinema, la messa in piega e il pedicure.

Musica da asporto. Nel 1967 ecco la cannella, le piante ornamentali, il Meccano e il rullino da macchina fotografica, nel 1971 l'aspirina e gli ortaggi surgelati, nel 1977 i cracker, la pittura sintetica, lo shampoo e il disco 33 giri, nel 1981 l'acquisto di un gatto o di un canarno, nel 1986 i jeans e il phon, nel 1991 il compact disc, le pastine dietetiche e nel 1996 il robot da cucina e il walkman. Sic transit gloria Istat.