Desirée, svolta al Riesame Niente stupro di gruppo, cade l'accusa di omicidio

A due pusher senegalesi contestati soltanto violenza e spaccio. Ma restano in carcere

Cade l'accusa di omicidio volontario per Chima Alinno e Brian Minthe, due dei cinque stranieri finiti in manette per la morte di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina stuprata nel palazzo di Tor San Lorenzo dopo aver preso droga e psicofarmaci e trovata morta nella notte tra il 18 e il 19 ottobre.

Il Tribunale della Libertà, infatti, ha accolto le istanze dei difensori e ha derubricato anche l'accusa di violenza sessuale di gruppo in «abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima». Ma ha riconosciuto il reato di spaccio per entrambi, che resteranno comunque in carcere.

Il senegalese Brian Minteh, 43 anni, era stato arrestato per primo, insieme al connazionale Mamadou Gara di 27 anni e, qualche ora più tardi, la stessa sorte era toccata al nigeriano quarantaseienne Chima Alinno. «Sono contenta per il mio assistito nella cui innocenza, alla luce delle indagini svolte, ho sempre creduto - commenta l'avvocato Pina Tenga -. Mi dispiace perché, indagini condotte in tal modo, rischiano di non rendere giustizia a quella povera ragazza».

I pm di piazzale Clodio, però, non cambiano linea e restano fermamente convinti che gli elementi fin qui raccolti a carico degli indagati diano forza all'iniziale pista investigativa seguita dalla polizia. «Siamo ancora nella fase degli indizi - spiegano in Procura - e quindi è giusto che il tribunale faccia le sue valutazioni. Aspettiamo di conoscere le motivazioni del provvedimento. Il nostro quadro accusatorio però non cambia di una virgola. Anzi». Oggi, intanto, davanti allo stesso collegio del Riesame sarà discusso il ricorso del terzo arrestato, l'altro senegalese Mamadou Gara, e anche in questo caso è plausibile immaginare che l'esito sarà uguale a quello degli altri. Sempre oggi, davanti al gip, si svolgerà nel carcere di Regina Coeli l'interrogatorio di convalida del fermo di Marco Mancini, il 36enne che gli inquirenti ritengono sia il pusher che ha fornito le sostanze stupefacenti a Desiree. Mancini, a carico del quale è stata chiesta l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, deve rispondere di detenzione e cessione illecita di sostanze stupefacenti, quali cocaina, eroina e psicofarmaci capaci indurre effetti psicotropi, a persone che frequentavano lo stabile di via dei Lucani 22. «Nell'indagine per individuare i responsabili della tragica vicenda di San Lorenzo - ha dichiarato l'Assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato - è stato di fondamentale importanza il sistema regionale per la distribuzione dei farmaci cosiddetta Per Conto ossia acquistati dalla Regione e distribuiti dalle farmacie attraverso procedure informatiche che ne permettono la tracciabilità. Grazie a questo collaudato sistema è stato possibile risalire al presunto pusher».