Di destra, quindi dimenticato. In memoria di Almerigo Grilz

A 30 anni dalla morte una mostra per il primo giornalista caduto dopo il 1945. E che i colleghi lasciano nell'oblio

Si chiamava Victor. L'incontrai nel novembre 2002 a Dondo, nel Nord del Mozambico. Durante la guerra civile degli anni '80 tra il governo filosovietico della Frelimo e i guerriglieri anti comunisti della Renamo era stato maggiore dell'esercito. Smessi gradi e divisa si guadagnava da vivere come responsabile della sicurezza della Gmc, una cooperativa rossa di Ravenna presente da decenni nel paese. Ero arrivato lì con il collega Franco Nerozzi e Giancarlo Coccia, storico corrispondente africano de il Giornale per cercare la tomba dell'amico Almerigo Grilz freddato da un colpo alla nuca il 19 maggio 1987 mentre filmava uno scontro tra Renamo e soldati del Frelimo. Bivaccavamo in quel campo grazie alla generosità di Claudio Conficoni, il manager, ex Pci, responsabile locale della Cmc. «Prendete auto e uomini che vi servono... fate come a casa vostra» ripeteva. E mi rideva in faccia se ricordavo che Almerigo Grilz era diventato giornalista dopo esser stato vice-segretario nazionale del Fronte della Gioventù al fianco di Gianfranco Fini. «Ora è morto sbottava - e se anche è stato "fassista" era prima di tutto italiano. Questo è quello che conta».

L'albero di Almerigo from gliocchidellaguerra on Vimeo.

Victor ascoltava silenzioso. Non spiaccicò mezza parola nemmeno quando arrivammo a Caia. Ma quando incominciai a studiare il terreno per capire dove Almerigo era stato colpito fu lui a portarmi nella radura ai margini della città, non lontano da uno zuccherificio. «Di solito disse i ribelli arrivavano da qua». Guardai l'ultimo filmato di Almerigo, le ultime immagini della sua cinepresa. Tutto corrispondeva. Victor sorrise. E fu lui, nonostante il pericolo, ad accompagnarmi a Gorongoza, la zona dove a 10 anni dalla fine delle ostilità la Renamo nascondeva ancora le armi. La zona dove i ribelli avevano sotterrato il cadavere di Almerigo dopo una lunga ritirata notturna. Lì all'imbrunire del 21 novembre 2002 trovammo il grande albero di Muthongo sotto cui riposava. Allora Victor m'abbracciò e mi sussurrò parole mai dimenticate. «Ero il comandante di Caia, forse c'ero pure io a sparare al tuo amico, ma ci tenevo ad aiutarti perché la guerra è finita e a nessuno interessa più se un giornalista stava con noi o con i nostri nemici. I morti sono tutti fratelli».

Non qui in Italia. A Trieste l'Ordine dei Giornalisti, a cui Grilz era iscritto, ignora da 30 anni la richiesta d'accogliere una lapide con il suo nome accanto a quelle per l'inviato Rai Marco Luchetta e gli operatori Alessandro Ota, Dario D'Angelo e Miran Hrovatin, morti tra Bosnia e Somalia. Fuori da Trieste non va meglio. Grilz oltre ad aver raccontato guerre e guerriglie tra Afghanistan, Libano, Etiopia, Mozambico, Filippine, Cambogia e Birmania scriveva per il Sunday Times e firmava reportage trasmessi da Cbs ed Nbc negli Stati Uniti, da Channel4 in Inghilterra e dal Tg1 Rai qui in Italia. Eppure nonostante quel curriculum, nonostante sia stato il primo caduto su un campo di battaglia dal 1945 Almerigo Grilz continua ad essere un «inviato ignoto» per gran parte dei giornalisti italiani. Una damnatio memoriae sconcertante per una categoria che annovera con orgoglio colleghi come Adriano Sofri, condannato per l'omicidio Calabresi, Bernardo Valli, orgoglioso dei 5 anni trascorsi nella Legione Straniera e una legione di reduci della sinistra extraparlamentare come, Paolo Mieli, Toni Capuozzo, Enrico Deaglio, Lucia Annunziata, Gad Lerner, Paolo Liguori, Andrea Marcenaro, Carlo Panella, Riccardo Barenghi e Lanfranco Pace. Ma i giornalisti si consolino. A destra non è andata meglio. Fini a Trieste pernottava regolarmente nella casa di Almerigo, ma una volta divenuto presidente della Camera, si è ben guardato dal muovere mezzo dito per sottrarre l'amico all'oblio collettivo.

Poco importa. Di una vita conta la storia. La storia di un ragazzo che, unico tra le fila di una destra sclerotizzata, comprendeva, già negli anni '70, l'importanza dell'informazione e imbracciava macchine fotografiche e cineprese anche quando guidava cortei e manifestazioni. La storia di un giornalista che seppe trasformare la passione politica in passione professionale. La storia di un uomo che, non appena la politica smise di regalargli emozioni, l'abbandonò per trasferirsi sulle prime linee del mondo. Perché se il giornalismo era la sua passione, l'avventura era la sua vita.

Commenti
Ritratto di stufo

stufo

Ven, 19/05/2017 - 10:31

Non c'è uomo più odiato di lui dalla sinistra intellighenzia triestina.

moichiodi

Ven, 19/05/2017 - 10:32

Meno male che ci sono i colleghi del giornale che lo ricordano ogni settimana

Cheyenne

Ven, 19/05/2017 - 10:53

I SINISTRI HANNO DISTRUTTO TUTTO. NON PARLIAMO DEI GIORNALISTI LA FECCIA DELLA FECCIA DEL MONDO PER PRIMO debortoli (TUTTO MINUSCOLO COSI' AUMENTA I QUARTI DI NOBILTA').CIALTRONI

Duka

Ven, 19/05/2017 - 10:54

E' tutto chiaro. Solo I massacratori delle foibe sono santi e benemeriti-

Ritratto di falso96

falso96

Ven, 19/05/2017 - 11:11

Come possono dei semplici giornalai ricordare un GIORNALISTA.

gian paolo cardelli

Ven, 19/05/2017 - 11:12

moichiodi, abbiamo capito che lei è un comunista ottuso ed invidioso: non c'è più bisogno che ce lo ricordi ogni volta.

SAMING

Ven, 19/05/2017 - 11:23

Cncellarne la memoria quanto sono morti e infangare la persona quando sonmo vivi. Così disse uno dei pià grandi delinquenti della storia: Lenin. E questo insegnamento è nel DNA della sinistra e quindi del PD. Avete notato che le più aberranti dittature mondiali hanno nel loro "logos" la parola democratico? Esempio: Repubblica democratica tedesca,Repubblica democratica del Congo,Repubblica democratica della Korea del Nord, Repubblica democratica cinese. ecc.ecc. Il partiro democratico italiano non ha saputo resistere alla tentazione di inserire nel suo "logos" la parola democratico.

ORCHIDEABLU

Ven, 19/05/2017 - 11:51

PAZZOIDI TUTTI UGUALI DI DESTRA E SINISTRA.

ectario

Ven, 19/05/2017 - 12:00

Il putrido soccorso, rosso, è tale perchè interviene solo per i rossi, ed il "bello" sempre a spese di tutti gli italiani, anche i non rossi, e qui sta il loro gusto. Vedere i tre interessamenti con tanto di manifestazioni degli ultimi due anni. Ma sempre putridi sono.

batracomiomachie

Ven, 19/05/2017 - 12:21

Grilz ha una strada intitolata a Trieste. Nessun altro giornalista triestino ne ha. Cio' detto (pace all'anima sua) resta un giornalista che era fascista e orgoglioso di esserlo. E' infatti morto mentre si trovava al seguito di truppe della Renamo armata, finanziata e supportata logisticamente dal Sud Africa dell'apartheid.

fergo

Ven, 19/05/2017 - 12:48

ciao alme, ricordarti è sempre un'emozione....sono passati 30 anni ma sembra ieri...son passati 40 anni ma sembra ieri che col megafono sostenevi le nostre manifestazioni in testa alla colonna oppure venivi al "nostro liceo" per darci indicazioni su come continuare l'occupazione contro le malefatte dei politici (vedi osimo piuttosto che gherbaz)....ho spessissimo pensiero di te e mi chiedo molte volte come sarebbe oggi la destra in italia se tu e l'innominabile foste stati a parti inverse....da te ho imparato rettitudine e coerenza, nel bene e nel male, cose che oggi la maggioranza nin sa neppure dove cercarle nel vocabolario. grazie alme, di aver permesso di poterti conoscere

Biagiotrotta

Ven, 19/05/2017 - 12:50

Il fatto è che siamo nati dalla parte sbagliata. Ma non indietreggeremo mai e mai smetteremo di essere orgogliosi di essere veramente di DESTRA

Ritratto di stenos

stenos

Ven, 19/05/2017 - 12:53

Eh, si stava con la Renamo, gli altri quelli delle Frelimo invece finanziati dall URSS che non si preoccupava di razzismo, sfoltivano nei gulag in modo diretto e senza fare distinzioni di colore, razza, religione.

ghorio

Ven, 19/05/2017 - 13:32

Visto che due commenti sono stati annullati per la lunghezza, ci riprovo. Grazie innanzitutto a Gian Micalissin per il ricordo di Almerigo Grilz. Spesso l'ha fatto anche Fausto Biloslavo, compagno di avventure sui fronti di guerra di Grilz. Sul ricordo ad ogni modo che discrimina sulla militanza è una costante italica da parte del mondo dell'informazione cosiddetto di opinione. Se si milita a sinistra elogi e ricordi sperticati, se si milita a destra, silenzio o quasi. Su queste dimenticanze mi peremtto di citare alcuni nomi di giornalisti famosi dimenticati come Giovanni Artieri, Enrico Mattei, Piero Buscaroli, Ilario Fiore, Pietro Zullino, Domenico Bartoli, Giorgio Locchi, Claudio Quarantotto, Luciano Cirri, Alberto Giovanni8ni, Giano Accame, etc, etc.

Ritratto di navigatore

navigatore

Ven, 19/05/2017 - 13:37

premesso che non sono iscritto a nessun partito da sempre, ho le mie idee e rispetto quelle di altri, ma per vera conoscenza storica, essendo gia vecchio, devo constatare con amarezza e rabbia che dal 1945 (ero bambino) ad oggi , chiunque è contro l' ideologia comunista è da considerare un nemico da eliminare, chiunque non la pensa come loro è un mentecatto o fascista per cui il suo eroico ricordo va cancellato,come le fobie non i gulac, luoghi di svago comunista,.

peter46

Ven, 19/05/2017 - 14:41

fergo...certo il rispetto per la 'testimonianza' sarebbe stato più che 'doveroso',ma...se ti ha insegnato 'rettitudine e coerenza' dovresti solamente 'immaginare' che all'innominabile',al contrario delle mezze s.... dell"hasta la poltrona siempre",che gli son stati 'sempre' dietro per essere portati a soddisfare la voglia di stare fra 'nani' e di giungere anche loro a frequentare 'ballerine', glieli avrebbe dato lui,come usano gli amici,due 'schiaffoni' per riportarlo sulla via del 'meglio soli che male accompagnati' non permettendogli...'frequentazioni innaturali' fra 'dignità e intrallazzo',fin dal 1994,s'intende.

moichiodi

Sab, 20/05/2017 - 14:36

@gianpaolocardelli, Lei preferisce preso per i fondelli dal giornale. Io no.

dario348

Dom, 21/05/2017 - 01:08

Se avessero fatto x lui 1/10 del can-can fatto per regeni, gli avrebbero dato il Pulizer

ermeio

Mar, 23/05/2017 - 12:48

Sono della stessa città del camerata grilz, e non dimenticherò mai le sue campagne fasciste che faceva insieme ai suoi camerati contro chi manifestava pacificamente un pensiero non suo.

ermeio

Mar, 23/05/2017 - 12:55

Non per niente da 30 anni ignorano la richiesta di una lapide a suo nome, e come giustamente scritto, anche fuori dall'Italia, tutti sapevano che razza di uomo era il camerata grilz.

Ritratto di riccio.lino.porco.spino

riccio.lino.por...

Mar, 23/05/2017 - 13:45

per come ragionano i destricoli qui sopra, almerigo avrebbe fatto bene a starsene a casa a farsi i fatti suoi, quindi loro per primi lo hanno dimenticato.