La diaspora politica dei cristiani. Da Cl al popolo del Family Day i credenti votano in ordine sparso

La galassia delle associazioni è molto frammentata, tra chi guarda al centrodestra e chi punta a nuove liste

Roma - C'era una volta un cattolicesimo politico capace di esprimere una visione politica complessiva, di incidere sul dibattito e dettare l'agenda. Altri tempi. Oggi, nonostante buona parte degli ultimi presidenti del Consiglio - da Mario Monti a Enrico Letta fino a Matteo Renzi - siano cattolici praticanti e in Parlamento siedano centinaia di deputati e senatori che si professano credenti, l'irrilevanza sta diventando la norma.

C'è chi sostiene che l'ultimo colpo sia arrivato con il governo Monti, nato con l'appoggio della Cei, e poi con il varo di Scelta Civica, operazione sostenuta da associazioni e movimenti cattolici, ma che di fatto ha rappresentato l'ultimo contributo alla divisione e polverizzazione del voto cattolico, con tanti parlamentari montiani avvicinatisi poi nel tempo al Pd.

I tentativi di restituire una voce credibile al mondo cattolico non hanno sortito grandi effetti. E anche le adunate e il grande successo delle varie edizioni del Family Day - giacimento elettorale a cui molti partiti continuano a guardare, Idea di Gaetano Quagliariello e Fratelli d'Italia in testa - non hanno invertito la rotta. Gli stessi protagonisti della grande mobilitazione sui valori non negoziabili hanno scelto strategie diverse. Massimo Gandolfini guarda al centrodestra ma rifiuta l'impegno in prima persona. Filippo Savarese, portavoce di Manif Pour Tous Italia intrattiene buoni rapporti con Idea e con la Lega. Simone Pillon ha partecipato ad eventi di Idea, di Fratelli d'Italia, della Lega e di Stefano Parisi. Gianfranco Amato dei Giuristi per la Vita gira l'Italia tenendo lezioni anti-gender insieme al cantante Povia. Mario Adinolfi, invece, insieme ad Amato, punta sul «partito dei cattolici», il Popolo della Famiglia, che a Crema e a Verona schiera candidati che, a quanto si dice, potrebbero fare bene come Luca Grossi e Filippo Grigolini. Una strategia che punta sul Fattore Famiglia e il Reddito di Maternità e su una mobilitazione dal basso vecchio stile da parte delle parrocchie. Oltre che una prova del nove in vista delle politiche, ormai sempre più vicine.

La galassia dei gruppi istituzional-ecclesiali, poi, appare sempre più spezzettata. Comunione e Liberazione fatica a trovare referenti. I neocatecumenali e Rinnovamento dello spirito collaborano con Adinolfi. I Focolarini restano neutrali, mentre Azione Cattolica e Acli sono di fatto vicini al Pd. E poi ancora il Forum delle Famiglie di Gian Luigi De Palo che ha un dialogo con tutte le forze politiche, i cattolici-tradizionalisti di Alleanza Cattolica che sposano la dottrina sociale della Chiesa. Insomma si percorrono rotte sempre più diverse. Chi ha tentato una analisi approfondita è Fabio Torriero, intellettuale e direttore di Intelligonews, e autore del libro Il futuro dei cattolici in politica. «Il Family Day sta reclinando verso formule associative e movimentiste e rischia di essere una occasione sprecata» spiega. «Si può tornare a parlare di credenti impegnati? Sì, ma a condizione che questi ultimi superino la sindrome guelfa - la sudditanza verso i vescovi-pilota - e la sindrome ghibellina, ovvero un'idea neutrale e sbiadita di laicità».

Commenti

Totonno58

Sab, 03/06/2017 - 09:40

Megl' accussì!:)