Divorzio, la svolta sugli assegni ora contratti prenuziali per legge

Sulla strada tracciata dalla sentenza del 10 maggio scorso della Corte di Cassazione i Tribunali sono confluiti con le prime pronunce che hanno dato concreta esecuzione al nuovo «corso» in tema di assegno divorzile.

Lo ha fatto, per esempio, il Tribunale di Roma, subito seguito a ruota dal Tribunale di Milano e questa settimana, a un convegno al Palagiustizia milanese proprio sul tema del «nuovo assegno di divorzio», la dottoressa Anna Cattaneo, presidente della Sezione Famiglia del Tribunale meneghino, ha illustrato ai presenti come indietro non si possa tornare.

Alea iacta est, direbbe Cesare.

La Suprema Corte ha definito un nuovo concetto di matrimonio, non nella sostanza, ma negli effetti legati alla sua dissoluzione.

Orientamenti sempre più estensivi l'avevano trasformato in un contratto a rendita perpetua per quelle ex mogli che, pur titolari di redditi, patrimoni, capacità di lavoro, tentavano spesso riuscendovi di trarvi vantaggi indebiti e perenni.

Il nuovo concetto di «indipendenza economica» dei coniugi, presupposto per poter chiedere l'assegno divorzile, scava un profondo solco fra il prima e il dopo e stringe le maglie per la sua concessione.

È chiaro che i cambiamenti, quando così drastici ed epocali, abbiano bisogno di essere metabolizzati e introdotti con criterio.

Ecco perché lo stesso Presidente della Sezione Famiglia del Tribunale di Milano ha sentito la necessità di specificare che l'applicazione dei principi della Cassazione avverrà caso per caso, ben potendovi i giudici derogare qualora ravvisino «criticità».

Questo per non penalizzare ingiustamente quelle mogli che hanno sacrificato al matrimonio la propria carriera spendendosi per accudire i figli e portare avanti la casa, anche a beneficio del marito: anche quello di casalinga è un lavoro, ha precisato il presidente, non retribuito ma è un lavoro da tenere in considerazione.

La sentenza della Cassazione nasce da una volontà di modernizzazione del nostro Paese, ancorato a un concetto di solidarietà familiare che ha finito per deresponsabilizzare un membro della coppia, convinto di essersi assicurato un futuro per il solo fatto di essersi sposato.

Stupisce che debba essere la magistratura a sostituirsi ad un legislatore pigro e preoccupato solo di difendere le proprie prerogative e indennità, ma tant'è.

Il futuro è scritto nelle righe di una sentenza.

Forse il legislatore dovrebbe svegliarsi dal suo torpore e provare a mettere in agenda, tra uno ius soli e una nuova proposta della Senatrice Cirinnà per le adozioni alle coppie omosessuali, tutt'altro che urgenti, anche la legge sugli accordi prematrimoniali, che nei Paesi anglosassoni sono la regola.

Consentire alle coppie di regolamentare in anticipo gli effetti economici del loro divorzio sarà magari poco romantico ma eviterebbe annosi contenziosi e persino palesi ingiustizie, quali troppo spesso promanano da sentenze di giudici distratti che mal sanno ponderare le situazioni a loro sottoposte.

In epoca di vaccini obbligatori per tutti i bambini, anche la famiglia ne meriterebbe uno: prevenire, in fondo, è meglio che curare.

Commenti

liberostato1949

Dom, 25/06/2017 - 19:29

Un articolo di cui condivido contenuto, stile di presentazione ed efficacia. Complimenti a Daniela Missaglia per la sua onestà intellettuale.