"Doping di Stato Buttate fuori la Russia dall'atletica mondiale"

La Wada accusa Mosca di aver coperto i propri atleti Falsate le Olimpiadi di Londra. La replica: attacco politico

Come nella notte dello smascheramento di Ben Johnson a Seul, Olimpiadi del 1988, chi ama lo sport cammina nel buio dopo la richiesta della federazione mondiale antidoping (WADA) di sospendere la federatletica russa e di escludere i suoi affiliati dalle prossime olimpiadi di Rio. Il dossier di 323 pagine, presentato ieri a Ginevra, messo insieme in 11 mesi di lavoro da una commissione indipendente, diretta dal canadese dell'Ontario Richard William Duncan Pound, ex nuotatore, membro del Cio, avvocato, ex rettore della McGill University ed ex capo della stessa WADA, ha denunciato carenze sistematiche nei controlli della federazione internazionale dell'atletica (IAAF) e di quella russa che impediscono un efficace programma antidoping.

Il settantatreenne avvocato di St. Catharine ha parlato di questa vicenda come del più esteso fenomeno di doping e corruzione nella storia dello sport moderno e ci riferiamo ad un rapporto che, per non interferire con inchieste giudiziarie in corso, è limitato soltanto ai fatti avvenuti in Russia. Non ci sono, ad esempio, i dati che documenterebbero l'esistenza di un cupola formata dall'ex presidente Lamine Diack, sospeso proprio ieri dal comitato etico del Cio, i due figli, il consigliere economico Cisse, il capo francese dell'antidoping Gallet ed ovviamente i vertici politici e tecnici dello sport russo per coprire tanti casi di positività in cambio di soldi. La parte secretata, per non interferire con l'inchiesta in corso da tre giorni in Francia, dove il senegalese Diack è stato interrogato, rilasciato con l'obbligo di non uscire dal paese, ha richiamato anche l'attenzione dell'Interpol dopo le inchieste della televisione tedesca e dei giornali inglesi.

Tornando alla relazione di Pound si legge anche che sono state trovate una quantità sconvolgente di prove che dimostrano la manipolazione dei risultati sportivi nell'atletica degli atleti russi al massimo livello negli ultimi dieci anni, pagamento di tangenti, esami antidoping mai svolti, campioni di sangue ed urina fatti sparire. Chi era fuori legge per il controllo al doping, o per il passaporto biologico, pagava i tecnici che poi cancellavano ogni prova. Boicottaggio dei controlli e quando le cose non funzionavano allora gli stessi che dovevano coprire chiedevano denaro agli atleti per insabbiare.

Nel documento di Ginevra si dice che la Russia ha protetto gli atleti saliti sul podio o entrati in finale a Londra 2012 (8 ori, 4 argenti, 5 bronzi) tutti fuori dalla norma nei controlli. Secondo Pound le autorità non potevano non sapere se è vero che ufficiali antidoping russi , dice il canadese, dopo i prelievi venivano seguiti da agenti che li costringevano con minacce telefoniche e fisiche a sostituire le prove o, addirittura, a farle sparire, ma l'accusa più grave, e da qui la richiesta della chiusura del laboratorio moscovita (Rusada), è stato il ritrovamento dei documenti per informare gli atleti su come evitare i controlli, rendendosi irreperibili per gli esami a sorpresa, tipo quello che inguaiò il nostro marciatore Schwazer prima di Londra.

I russi negli ultimi tempi hanno sospeso tutti i marciatori, hanno punito una maratoneta, un eptathleta, due velocisti, ma secondo il dossier questa è soltanto una copertura dopo essere stati smascherati, dopo aver saputo cosa sarebbe stato scritto dalla commissione, cominciando da Grigory Rodchenko, direttore del laboratorio di Mosca dove avrebbero fatto sparire oltre 1400 test per nascondere la grande truffa. La risposta di Mosca alle accuse della Wada è stata immediata: la richiesta dell'agenzia è stata definita un «attacco politico». E il ministro dello Sport Vitaly Mutkoè passato al contrattacco: «Non avete il diritto di sospenderci». Mentre il presidente ad interim della federazione Zelechenok ha rincarato: «Dovrebbe essere dimostrato che le violazioni erano colpa della federazione e non dei singoli sportivi».

Ci sono però pesanti sospetti anche sui risultati dei russi ai giochi invernali di Sochi, per evidenti manipolazioni dei test da parte di funzionari di stato, c'è una richiesta formale della WADA per la sospensione di due anni della federatletica russa e la radiazione a vita di cinque atleti fra cui la più famosa sarebbe Maria Savynova, l'olimpionica degli 800 a Londra nel 2012 e di Ekaterina Poistogova che in quella finale fu terza.