E i Tory minacciano: stop alla libera circolazione

Michael Gove, il candidato leader conservatore, prende tempo. E «blinda» le frontiere

Erica Orsini

Londra Uno stop alla libera circolazione dei lavoratori, riduzione del numero degli immigrati, l'inizio del processo di Brexit rimandato alla fine dell'anno. È questa la ricetta di Michael Gove, l'ex ministro conservatore alla Giustizia che nei giorni scorsi è sceso in campo nella corsa per la leadership costringendo il suo alleato nella campagna pro-Brexit a farsi da parte. Continua a riservare parecchie sorprese la politica britannica. I due partiti di maggioranza e opposizione, travolti dal successo di Leave, hanno perso la loro usuale linearità ed ora sono entrambi alla ricerca disperata di un successore. In casa Tories tutte le possibili previsioni sono state mandate all'aria dal ritiro di Johnson, considerato uno dei candidati favoriti. E ora la partita si giocherà tra Cove e la May, algido ministro agli Interni che più volte era stata nominata come possibile nuova guida del partito dopo Cameron. Ieri Gove, che fino a pochi giorni fa aveva sempre smentito l'ipotesi di una sua candidatura, ha spiegato che nel momento in cui si è reso conto che Johnson «non era la persona giusta» il suo cuore gli ha detto che doveva farsi avanti. Nel caso dovesse vincere ha già promesso di voler ridurre l'immigrazione bloccando la libera circolazione e dicendo addio al libero mercato e di aumentare la spesa per il servizio sanitario nazionale di 100 milioni di sterline a settimana. Ha inoltre confermato di essere d'accordo nell'abbandonare il progetto di azzeramento del deficit entro il 2020, cosa che lo stesso George Osborne aveva annunciato sempre ieri. Per quanto riguarda Brexit invece, per appellarsi all'articolo 50 del Trattato di Lisbona e iniziare le trattative con l'Unione non c'è alcuna fretta e non se ne parlerà fino alla fine del 2016. «Siamo noi a controllare la tabella di marcia - ha sostenuto - e inizieremo quando saremo pronti». La candidatura a sorpresa di Gove, tuttavia, non è andata giù a molti colleghi che l'hanno interpretata come una pugnalata alle spalle a Johnson e che per questo non si fidano di lui. In queste ore da più parti gli è stato chiesto di ritirarsi per far posto a Theresa May. La signora, che spesso si è trovata in totale disaccordo con le politiche proposte da Gove quando quest'ultimo era alla Giustizia, appare come una che lavora sodo, non si perde in chiacchiere da pub, non ama il sensazionalismo né le promesse che non si possono mantenere. Non ha il talento comunicativo di Gove e tantomeno di Johnson - il leader dei liberaldemocratici Nick Clegg l'aveva soprannominata la regina di ghiaccio - ma è considerata da molti più affidabile. All'orizzonte si profila dunque un duello all'ultimo sangue dato che i due non si sopportano e non si escludono altri colpi di scena dell'ultima ora.

Estremamente incerto anche il destino del leader laburista Jeremy Corbyn che insiste nel rimanere al suo posto sebbene sia stato già sfiduciato dal suo gruppo parlamentare. Sono sempre di più però i colleghi che gli chiedono di farsi da parte e secondo indiscrezioni, nei prossimi giorni qualcuno di loro, come Angela Eagle, potrebbe uscire allo scoperto e sfidarlo in una corsa alla leadership. Ieri, il Cancelliere Ombra John McDonnell ha affermato che le trattative per l'uscita dall'Unione dovrebbero proteggere la libertà di scambio, i diritti dei residenti europei in nel Regno Unito e degli inglesi in Europa,le tutele lavorative già esistenti e il ruolo del Paese nella Banca d'Investimento Europea. Non sono richieste da poco, soprattutto se a farle è un partito allo sbando che rischia di diventare marginale perfino nel suo Paese.