E la mamma della ragazzina rivela: «Hanno ignorato le mie denunce»

Lo sfogo della donna sui social: «Sapevo che sarebbe successo»

Roma Ancora una volta una tragedia annunciata. Ancora una volta il dubbio che l'inerzia dello Stato abbia contribuito a versare del sangue innocente. Anche a Ischitella, nel Foggiano, dove un 37enne ha sfogato la sua malata gelosia per l'ex compagna, sparando in volto alla figlia quindicenne della donna prima di suicidarsi. Ora la ragazzina lotta tra la vita e la morte, e le sue condizioni sono «disperate». E a soffiare sul fuoco delle polemiche arrivano i post «social» della madre, che su Facebook ha commentato la notizia, sostenendo di aver più volte denunciato l'ex compagno, e di aver avvertito invano le autorità di temere questo terribile esito. Almeno due sarebbero le denunce presentate contro l'uomo che ha sparato alla figlia, e l'ultima porterebbe la data di un paio di settimane fa. Tra l'altro la donna, Donatella, sostiene anche di aver chiesto che i figli, affidati ai nonni, venissero portati via da Ischitella. «Perché sapevo si legge in uno dei messaggi scritti ieri sul social network dalla madre - che sarebbe successo tutto questo». Un episodio che ricorda quanto accaduto pochi giorni fa con la morte di Noemi Durini, ammazzata dal fidanzato nonostante le numerose denunce presentate sia dalla madre della ragazza che dalla famiglia di lui, e che non avevano portato ad alcuna forma di tutela prima che si consumasse la tragedia.

Tornando a Ischitella, è di ieri alle 13 il primo messaggio postato dalla donna, che nel frattempo dopo aver rotto la relazione con l'uomo che ha aggredito la figlia per poi ammazzarsi si è trasferita in Toscana. «Mia figlia!», esclama a commento di un articolo sulla sparatoria. E rispondendo ai commenti di amici e parenti, ecco la denuncia: «Erano in affidamento ai miei - scrive la madre - ed io ho avvertito che sarebbe successo qualcosa ma nessuno mi ha dato retta». E ancora: «Non doveva prendere il pullman visto che c'erano delle denunce in corso, ma dovevano accompagnarla loro a scuola», lamenta la donna, rivolgendosi poi per nome all'assistente sociale del paese: «Complimenti... io ti avevo supplicata di portarli da un altro posto che sapevo che sarebbe successo tutto questo, non mi ha ascoltato anzi ha detto stanno bene dove stanno... ora mia figlia è in coma farmacologico». Poi la mamma della 15enne ferita se la prende con l'ex compagno. «Spero che ti ammazzi bastardo lurido - scrive - prendertela con una ragazza di soli 15 anni, sei un rifiuto umano», e poco dopo aggiunge «tu non meriti di vivere», per poi commentare la notizia del suicidio, ancora su Facebook: «Ditemi che è vero». Ce n'è abbastanza per riaccendere il dibattito sulla scarsa efficacia dello Stato nel proteggere chi denuncia violenze e minacce. A seguito degli esposti della donna, i carabinieri erano intervenuti con perquisizioni personali e domiciliari, concluse senza alcun esito tranne, nel 2016, un deferimento per porto illegale di coltello.

Commenti

ORCHIDEABLU

Gio, 21/09/2017 - 09:48

MA POSSIBILE CHE ACCADA COSI' SPESSO DI DENUNCIARE E NON SI VIENE CREDUTI O ASCOLTATI?

Ritratto di Pajasu75

Pajasu75

Gio, 21/09/2017 - 09:54

Ecco la dimostrazone di quanto il nostyro sistema sia fallimentare: la denuncia rimane solo un pezzo di carta fine a se stesso; non garantisce nulla, non protegge, non spaventa, e soprattutto non può cambiare un epilogo chiaro fin dall'inizio. I cattivi non temono il sistema: o cambiamo il sistema, o subiamo i cattivi. Senza lamentarci però...

ORCHIDEABLU

Gio, 21/09/2017 - 14:29

LE DENUNCE RESTANO UN PEZZO DI CARTA,CI VUOLE SEMPRE UN AVVOCATO,MA LA GENTE NON LI HA,ECCO PERCHE' TUTTO SEMBRA INUTILE.LE QUESTURE NON POSSONO SOSTITUIRE GLI AVVOCATI,GLI AVVOCATI COSTANO TROPPO.QUINDI DOVREBBERO CAMBIARE DAVVERO LE LEGGI,SE LA POLIZIA NON PUO' AGIRE SENZA UN MANDATO O ATTO LEGALE,NESSUNO E' PIU' DAVVERO TUTELATO.ABBASSARE LE TASSE E DARE MODO DI VIVERE UMANAMENTE A TUTTI I CITTADINI.