Ecco come i vecchi giganti di cemento potranno vincere le nuove sfide del futuro

La scienza delle costruzioni è in continua evoluzione, bisogna stare al passo

«L'edificio sicuro al 100% non esiste ma un palazzo che offra il 100% delle garanzie di sicurezza sì». Sembra una dichiarazione «contraddittoria», ma in realtà non lo è. Nei manuali - sempre in continuo aggiornamento - di Scienza delle costruzioni (un esame che sta agli studenti di Ingegneria edile come l'esame di Anatomia sta a quelli di Medicina), il paragrafo dedicato alla «sicurezza» è passato nell'arco degli ultimi due decenni da poche righe a decine di pagine. La «storia evolutiva» dei grattacieli italiani si fonda su un principio mutuato dalla ingegneria navale: il concetto cioè dei compartimenti stagno. Esattamente come nei «giganti del mare» le paratie nello scafo rendono teoricamente inaffondabile il natante, così nei «giganti di cemento» (i grattacieli, appunto) un sistema interno di «compartimenti stagni» rende (almeno dovrebbe rendere) impossibile al fuoco aggredire l'intero stabile. «L'evoluzione rapidissima delle fiamme nel grattacielo londinese - spiega un esperto di sicurezza edile - dimostra che tale sistema non ha funzionato, o - ancora più probabilmente - non esisteva affatto all'interno della struttura». Una sorte che riguarda anche la maggior parte degli storici grattacieli italiani che, nell'arco di mezzo secolo, si sono moltiplicati praticamente in tutti le maggiori città del nostro Paese. Oggi i grattacieli di nuova generazione hanno pannelli elettrici, rilevatori hitec-, spie informatizzate e mille altre diavolerie tecnologiche che consentono invece di monitorare in tempo reale il grado di sicurezza di un edificio praticamente 365 giorni all'anno. Il merito di tutto ciò è anche di una maggiore sensibilità avvertita dal legislatore che nell'ultimo decennio a recepito le «istanze» di ingegneri e architetti che, in passato, in un clima di deregulation legislativo, hanno spesso pagato pesanti conseguenze penali per incidenti e crolli strutturali che hanno riguardato opere edilizie da loro progettate. È indubbio che oggi il miglior «prototipo» di grattacielo bello e sicuro che l'Italia «esporta» nel mondo siano quello del Bosco Verticale di Milano.

Per un attimo la memoria va alla Torre Piacentini (dal nome del suo architetto), terminata nel 1940 a Genova, che conserverò - con i suoi 108 metri - il primato fino al 1954.

Oggi la Torre Unicredit Milano è alta esattamente 123 metri in più.

Di acqua ne è passata sotto i ponti. Ma anche sopra i grattacieli.

NMat