Esplosione in raffineria a Pavia «Nube nera, chiudetevi in casa»

Struttura aperta solo tre anni fa: trasforma gli scarti non lavorabili

Flavia Mazza Catena

Pavia Un boato, poi altri in sequenza e una fiammata che verrà vista fino a Breme, a 30 chilometri di distanza. Sono le 15.40: a Sannazzaro de' Burgondi si è appena verificata un'esplosione devastante nell'impianto Est della raffineria Eni. Estesa tra due comuni, Sannazzaro e Ferrera Erbognone, una tra le raffinerie di petrolio e derivati più grande d'Europa, che occupa 25 chilometri quadrati con 540 dipendenti e oltre 200 da indotto. In pochi minuti dal colosso si sprigiona una colonna di fumo nero che oscura tutto. Bruciano sostanze di scarto degli idrocarburi. Niente feriti, solo due lievi intossicati e qualche malore ma alla popolazione viene detto di barricarsi in casa per cercare di non respirare quel fumo. In casa ma anche dovunque ci si trovi in quel momento. Tanto che quasi tutti i dipendenti comunali rimarranno in ufficio fino a sera e lo stesso farà la gran parte di chi, nel raggio di 10 chilometri, si trova sul luogo di lavoro. Nessuno si muove da dov'è.

A spiegare a tutti di stare fermi sono i volontari di protezione civile che ricevono l'ordine di diramare il diktat dall'assessore alle Attività produttive Paolo Montanari già dalle 16.52, quando da Eni arriva l'indicazione. Alla centrale viene sbarrata la via principale di accesso. E sul posto arrivano sempre squadre dei vigili del fuoco fin da fuori provincia. Con loro il sindaco Roberto Zucca, tornato in fretta da Milano, il prefetto di Pavia, Erminia Rosa Cesari, l'assessore comunale alla Sicurezza Roberto Fuggini, responsabili Asl e Arpa. Il summit è direttamente sul posto per concordare, in tempo reale, cosa fare, cosa dire per tutelare al meglio la popolazione residente e non. Perché la nuvola nera poco a poco va a raggiungere anche buona parte dell'Oltrepò, arrivando fin quasi al Piemonte.

Un fiore all'occhiello di Eni. Così in Comune definisce l'impianto la vice sindaco Silvia Bellini. Tra l'altro, il taglio del nastro per l'impianto Est è recentissimo: del 2013. Si tratta della realizzazione di un'intuizione tutta italiana per lavorare quel materiale che fino a pochi anni fa veniva scartato come non lavorabile, come i rifiuti bituminosi, in prodotti pregiati: benzina e gasolio. Si tratta di un impianto pilota che avrebbe dovuto essere persino utile per la vendita di impianti simili nel mondo da parte dell'Eni. Ovvio, quindi, che la stessa società proprietaria voglia ora vederci chiaro. Cercare di comprendere come possa essere accaduto un simile disastro. Non per nulla i maggiori responsabili sono immediatamente volati sul posto.

Solo lo scorso mese di ottobre era stato presentato, direttamente in raffineria, il progetto di apprendistato di primo livello denominato «Manutenzione e assistenza tecnica» che la raffineria aveva attivato insieme al locale istituto di superiore «Carlo Calvi». Un progetto che prevedeva che gli studenti affiancassero all'impegno scolastico un'esperienza di lavoro e formazione all'interno del sito Eni tramite esperienze di «training on the job» e corsi tradizionali in aula.

Ma questo non è il primo incidente che vede protagonista l'impianto. La vice sindaco spiega, infatti, che in 10 anni si è assistito almeno a 5 altri incidenti, anche se non di questa entità. Da Arpa si spiega che entro oggi saranno pronti i risultati delle tante analisi condotte. E mentre, sui fatti, la Procura della Repubblica di Pavia risulta aver aperto un'inchiesta, con il passare delle ore aumenta il numero di Comuni che raccomanda, per il passaggio della nube, finestre sbarrate ai propri residenti.