Gli ex presidenti e la maledizione dell'Eliseo. Chi entra acclamato se ne esce in disgrazia

Da De Gaulle a Hollande, quanti addii ingloriosi. E nell'Ottocento fu anche peggio

D al primo dicembre, quando ha annunciato che non si sarebbe ricandidato, François Hollande è diventato una presenza impalpabile nella politica francese. I dati sulla sua popolarità restano bassissimi. Miracolato dall'incontinenza sessuale di Dominique Strauss Kahn, che prima dell'arresto newyorkese lo superava di gran lunga nei sondaggi per le primarie socialiste, il presidente flamby, «budino», ha vissuto una fine di regno malinconica e precoce. Un destino, peraltro, comune a gran parte dei presidenti della Quinta Repubblica, che negli ultimi cinquant'anni hanno vissuto uscite di scena molto spesso traumatiche.

Alla regola non ha fatto eccezione nemmeno il padre della patria Charles De Gaulle. Desideroso di vedere confermato il proprio ruolo di interprete unico del destino tricolore, il Generale decise imprudentemente di cimentarsi nella primavera del 1969 in un difficile referendum su regionalizzazione e riforma del Senato. De Gaulle interpretò il no come lesa maestà: non erano passate 24 ore dal voto che aveva già dato le dimissioni ritirandosi in una sorta di sdegnoso esilio interno nella sua casa di campagna e rifiutando ogni presa di posizione pubblica. Solo la morte, poco più di un anno dopo, si trasformò in un grandioso atto di omaggio collettivo della Francia profonda.

Nel caso del suo successore, George Pompidou, a metterci lo zampino fu la sfortuna. A meno di quattro anni dall'inizio del mandato si ammalò di una forma particolarmente grave di leucemia. Per mesi lottò contro la malattia, il suo volto gonfio per la medicine ripreso durante le cerimonie ufficiali è rimasto nella memoria dei francesi. Morì nel 1974 in una camera del palazzo presidenziale, dopo giorni di terribili sofferenze.

Prese il suo posto un giovane e brillante tecnocrate, Valery Giscard d'Estaing, e l'inizio del settennato fu una specie di luna di miele. Presto però la crisi economica ebbe la meglio e nell'umore del Paese alle sofferenze dei francesi iniziò a contrapporsi l'immagine fredda e aristocratica di Giscard. Alla fine arrivarono gli scandali: il più grave, quello del diamante da 30 carati regalato dal sanguinario dittatore africano Bokassa, fu rivelato dal Canard Enchainé, il giornale autore anche degli scoop su François Fillon che hanno condizionato l'attuale campagna elettorale. Dopo la mancata rielezione, Giscard decise di terminare l'ultima giornata di lavoro all'Eliseo uscendo a piedi e camminando tra la folla che lo attendeva di fronte al palazzo. Il gesto poco protocollare si trasformò in una débâcle: i pochi applausi vennero soffocati da un'ondata di fischi e di grida ostili.

Il «regno» di François Mitterrand durò ben 14 anni, nei quali, tra alti e bassi, il politico socialista ebbe modo di guadagnarsi il soprannome di «Machiavelli francese». Gli ultimi 12 mesi però furono un calvario. I giornali si scatenarono, rivelando in un crescendo impressionante la lotta con il tumore alla prostata che lo avrebbe ucciso, il passato da funzionario del regime di Vichy, e la doppia vita familiare con l'esistenza di una figlia segreta. Mitterrand, vecchio e malato, trascorse gli ultimi giorni all'Eliseo in un clima da tramonto degli Dei. Quanto a Nicolas Sarkozy, dopo gli anni relativamente tranquilli di Jacques Chirac, l'immagine da presidente «dei ricchi» finì per pregiudicare le sue possibilità di rielezione: Sarkò è stato l'unico presidente, insieme a Giscard, a doversi accontentare di un solo mandato.

Le vicende più recenti restano, però, uno scherzo rispetto alla vera e propria «maledizione» che sembrò circondare l'Eliseo a cavallo tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. In poco più di 30 anni il palazzo di rue du Faubourg-Saint-Honoré vide un presidente morto d'infarto in un salottino tra le braccia della sua amante (Félix Faure nel 1899), un altro impazzito che in un momento di confusione mentale si buttò in pigiama da un treno e fu subito destituito (Paul Deschanel nel 1920), due assassinati in altrettanti attentati (Sadi Carnot nel 1894 e Paul Doumer nel 1932), altri due costretti alle dimissioni per le accuse di corruzione (Jules Grévy nel 1887 e Jean Casimir Perrier nel 1895). Emmanuel Macron, insomma, farebbe bene a procurarsi qualche amuleto.

Commenti
Ritratto di aresfin

aresfin

Lun, 15/05/2017 - 13:31

Adesso è l'ora di Maccaron, o forse tortellon, o forse spaghetton...

PEPPINO255

Lun, 15/05/2017 - 14:35

In Italia, invece, non abbiamo alcun "macron", anche se qualche "micron" vorrebbe mettere il piede sul carro del vincitore...