Expo, Padova «brucia» Milano Già pronto il maxi orto botanico

Una struttura avveniristica costruita in tre anni rinnovando il giardino più antico del mondo. Mentre in Lombardia si litiga sull'«alberone»

Mentre nella capitale lombarda si litiga sull'«Albero della vita» made in Brescia, il simbolo del 2015 alla milanese, altrimenti conosciuto come l'«alberone» - progetto faraonico da oltre 8 milioni che chissà se si farà - in quel di Padova tira già aria di Expo: oggi infatti viene inaugurato il Giardino della biodiversità.

Si tratta di una parte totalmente nuova e avveniristica dell'antico Orto botanico (fondato nel 1545 su delibera del senato della Repubblica veneta), che «di fatto anticipa alcune tematiche dell'Esposizione universale - spiega l'architetto Giorgio Strappazzon, a capo del team che ha progettato il nuovo giardino -. Già, i temi della biodiversità, ovvero la differenziazione di molteplici specie del pianeta che sono alla base della nostra vita».

La nuova «ala», anch'essa nel centro storico della città, tra le grandi basiliche di Sant'Antonio e di Santa Giustina, è un «edificio a impatto quasi zero con una selezione di 1.300 tipi di piante, che rappresentano le più diverse situazioni climatiche del globo». E l'itinerario «le piante e l'ambiente» di fatto è un viaggio tra i biomi, le diverse «impronte ambientali» delle varie zone del pianeta, con una maxi-serra in vetro divisa in cinque parti (foresta tropicale, il bioma subtropicale e la savana, clima temperato, mediterraneo e deserto) che pare essere arrivata dal futuro: è lunga 110 metri e alta 18, che «si comporta come una grande foglia, grazie a un componente nanotecnologico che pulisce l'aria», aggiunge.

E il bello è anche che tutto questo è stato costruito e portato all'operatività in soli tre anni e con un concorso vinto non da archistar straniere ma da professionisti veneti. «Sì, in effetti è andata bene - dice il progettista - Finanziamenti pubblici per 15 milioni, ce li siamo fatti bastare. E la tabella di marcia è stata rispettata».

Sono 7 milioni in più del costo previsto per l'«Albero della vita», ma si tratta di un'opera di portata ben diversa e destinata a diventare un polo d'attrazione. Eppure, aggiunge l'architetto, «per potare avanti i nostri piani abbiamo trovato soluzioni adatte ai mezzi a disposizione e ce l'abbiamo fatta». La cosa non è passata inosservata. Renzo Piano, per dirne una, nella città veneta per una mostra, ha voluto visitare l'Orto rinnovato, definendolo un «vero miracolo». E un recente studio fa sapere: in due anni i visitatori saranno 250mila. Ma non per magia. Per fortuna Padova ha risposto con meno beghe e ostacoli di Milano centrando un risultato concreto, che rinnova un gioiello della città veneta, il luogo da cui si sono diffusi in Europa fiori come il gelsomino e girasole.

Martedì apre anche al pubblico questa neonata area verde, a due ore di «Freccia bianca» da Milano, che punta a intrecciare il rigore della ricerca scientifica al lato spettacolare della natura, per offrire ai visitatori e non solo a specialisti o agli addetti ai lavori un'occasione che non si trova altrove. L'«orto botanico delle meraviglie», come è già stato ribattezzato «lavorerà insieme all'Expo» assicurano a Padova, con spazi e tematiche comuni all'esposizione. Ma mentre a Milano ancora si naviga a vista, a Padova pensano già a fare un altro salto: «Noi qui abbiamo in cantiere un progetto sulla vita nello spazio con le piante». E per i cultori di «scienza, botanica & tecnologie», è già attiva una «nuova app con cui smartphone e tablet diventano per i visitatori del Giardino della biodiversità strumenti per relazionarsi con ambienti e piante». Attraverso l'utilizzo di iBeacon le serre interagiscono avvisando il pubblico quando si trova nei pressi delle tappe più interessanti, con notifiche disponibili sui telefoni. E la visita prosegue oltre ai cancelli.