"La Grecia non sarà una tragedia per i mercati"

Ferrari: "Abbiamo gli anticorpi, ma il tempo dei cassettisti è ormai finito"

«Non è più tempo per i cassettisti. Se un tempo gli scenari economici duravano anche tre anni, oggi c'è una volatilità sistemica che impone di non perdere di vista tre comandamenti: diversificare gli investimenti, avere un portafoglio dal taglio internazionale e, soprattutto, non dimenticare di fare il tagliando due-tre volte l'anno, portando a casa i guadagni e cambiando i pesi all'interno del portafoglio», spiega Gianni Ferrari, esperto finanziario con oltre un quarto di secolo di esperienza a Piazza Affari ed ex vicepresidente di Aiaf, l'associazione degli analisti finanziari.

Ciò vale soprattutto in momenti di turbolenza come questo, con il rebus Grecia ancora tutto da risolvere...

«Vero. I clienti mi chiedono: «E ora che succede?». Rispondo dicendo che 11 milioni di greci vivono una tragedia, stretti come sono tra quel Masaniello privo di cultura politica che è Tsipras e un'Europa comandata a bacchetta dalla tecnocrazia teutonica. Poi c'è il referendum. Incostituzionale e grottesco: si chiede al popolo di votare su una proposta dei creditori non più sul tavolo e non si capisce se con il voto sia in ballo la permanenza o meno di Atene nell'euro».

Eppure tutti ne aspettano con trepidazione l'esito. Non c'è il rischio, se vince il no, di una reazione violenta da parte dei mercati?

«Ripercussioni violente, nel breve termine, su azioni e valute sono da mettere in conto, ma per i mercati non sarebbe una tragedia».

Il motivo?

«Non dimentichiamo che le Borse sono un pendolo che oscilla tra l'euforia e il terrore. In ogni caso, siamo in presenza di una congiunzione economica straordinaria, innescata dai prezzi bassi del petrolio, dall'euro svalutato verso il dollaro e dal quantitative easing della Bce che, seppur in ritardo, è un antidoto contro le turbolenze. Però potrebbe non bastare».

Perché?

«Questa combinazione così favorevole va sfruttata per spingere sul pedale delle riforme, soprattutto nei Paesi a rischio, circoscrivendo in questo modo i pericoli di un contagio».

Un discorso che riguarda quindi anche l'Italia.

«Certo. Le riforme sono un passaporto per la stabilità. E se c'è stabilità, arrivano gli investimenti. All'estero c'è grande voglia di scommettere sul nostro Paese. Ma Renzi deve liberarsi di chi rema contro il cambiamento. Se l'Italia cambia, torna a crescere. E mette a tacere i tedeschi».

Commenti

Luigi Farinelli

Ven, 03/07/2015 - 09:50

Do ragione a Mario Giordano: "(l'Europa) Non vale una lira" e a Piero Ostellino "E' l'Europa che è già fallita". Improvvisamente si sono moltiplicati (anche con blog su questo giornale) gli europeisti con la voglia matta di cedere sempre più fette della nostra sovranità nonostante lo sfacelo economico ed etico (l'Europa è pure maestra di relativismo e laicismo) provocato nell'ultimo decennio da politiche imposte da personaggi insediati ai vertici EU senza alcun mandato popolare che sarebbero da considerare dei mentecatti se non fosse che operano con lucida e programmata determinazione, abbattendo chi si pone di traverso (a colpi di spread, crisi autoindotte e denigrazione mediatica) per realizzare la "Repubblica Universale", Stato totalitario retto da élites "illuminate" (mi raccomando, parola sempre da usare quando si parla di massoni) da far impallidire l'ex URSS. Altro che autolesionismo di chi di questo carrozzone blasfemo ne ha piene (anzi VUOTE) le tasche!