Figlia mia, vieni in campagna da papà che ti faccio fare una vacanza da incubo

Giorgio Soavi scrive una lettera semiseria alla prole. Per tenerla alla larga da lui

Mia cara Albertina, vengo con questa mia ad implorarti di non dar fuoco a questa piccola casa sperduta nel bosco ma ad accudirla come se davvero ti piacesse molto, e fosse la cosa più bella che hai.

Eccoti dunque qualche istruzione, non per la tua vita, ma per stare qui e passare un mese piacevole. Naturalmente sei in campagna e ci sono piccole noie: ogni giorno ne avrai una: la bombola che è finita, il boiler che è saltato, l'acqua del bagno che è scarsa, i pappataci che sono molto più insidiosi delle zanzare e poi scorpioncini, millepiedi e altri velocissimi insetti che ti troverai tra le lenzuola, desiderosi di fare la tua conoscenza. Le lenzuola basteranno? Speriamo.

Dunque: cucina e salotto, che sono poi nella stessa stanza. C'è un piccolo frigo, che tuttavia ha un vero freezer, quindi ci puoi ficcare gelati ecc. Non staccarlo, ci penserà Gabriella dopo che tu te ne sarai andata. Sopra il lavello hai un boilerino, carino, serve per i piatti e funziona. In bagno hai l'altro. Piatti pentole posate ecc. li trovi nei cassetti, ti guardi in giro e li vedi. Non tenere mai troppe luci accese, la potenza non è molta e se salta la luce allora devi staccare i boiler - a proposito non usare mai bollitori elettrici e robe simili, ricordati che la luce c'è, ma è poca. Quindi non lasciare tutte le lui acese e anche il tv è meglio spegnerlo tutte le sere perché soffre: così mi ha detto quello che sa e poi ci sono salti di corrente: per cui tu guardi quanto ti pare e poi spegni. Nella mia stanza da letto, dove presumo dormirà la tua signorina con la tua piccola bambina, c'è un altro tv in bn: qualcosa fa, esiste voglio dire, e magari lei lo può usare. Lascio una radio autoreverse che farà la gioia delle vostre schifose cassette ecc. Se non hai abbastanza spazio ricordati che in salotto c'è un mobile di bordo vuoto, cosi come nella mia stanza c'è il mob. bambù che è vuoto. Dal salotto, se spingi il tuo sguardo da piccola vedetta lombarda, vedrai un ripostiglio: quella porticina è meglio che tu la lasci socchiusa o aperta perché così l'aria gira: là dentro puoi mettere valigie e affini: potresti anche metterci tuo marito Francesco, se non fa il bravo.

Divago. In paese non esiste il latte fresco, ma soltanto quello a lunga «conversazione». Cosa vuol dire? Vuol dire che se hai dei momenti di sconforto tu ti metti a sedere sul letto, o sul divano, con davanti o di fianco il tuo mezzo litro o il litro intero, e puoi chiacchierare piacevolmente con lui. Perché dico questo? Perché a me piace un latte emiliano e tu sai che quelli di quelle parti sono infinitamente simpatici e hanno il dono della conversazione e dell'ironia. Hanno il gusto della battuta. È quindi un latte da non perdere. Se poi ti serve quello fresco allora devi andare a Sarzana o altrove, te lo compri e lo porti a casa. Ma sappi che quel latte, essendo fresco, non è a lunga «conversazione» e quindi è un latte praticamente muto: non solo non risponde ma è mesto, quasi risolutamente giù di corda, è insomma un latte che non sa cosa fare di se stesso. Ci sono delle sere d'inverno, ma anche d'estate, in cui uno si sente sfiorato dalla malinconia. Ci vuole poco, la televisione scadente, una cenetta che non è andata per il verso giusto, non c'è niente di più labile di noi stessi se non siamo completamente accuditi da chi vorremmo. È tardi, non c'è più niente da fare ed è in quel momento lì che l'unica cosa al mondo che ti può dare un certo sollievo è proprio la scatoletta del latte. Io il latte a lunga «conversazione» lo tengo, anche se non è per nulla suggerito dalla casa, in frigorifero. Mi pare che al momento di toglierlo lui mi debba ringraziare perché non c'è niente di meglio del freddo per conservare la mente al suo massimo livello. Allora tu prendi il mezzo litro così fresco e brinato, se vuoi lo puoi aprire altrimenti funziona anche da chiuso e lo guardi prima di rivolgergli la parola. Vedrai che dopo un primo momento - gli ci vuole un attimo prima di riprendere il filo del discorso - lui comincerà ad occuparsi di te, ti chiederà con quella voce dolcissima che hanno i latti di quel tipo, che progetti hai per le prossime vacanze, se ritieni che, dato lo stato veramente necrofilo delle coste e dei mari italiani sia ancora sensato andare al mare, in mezzo a tutta quella bolgia urlante e piangente che non capisce niente di niente.

Beata te. Dico cosi perché io certe delizie della vita non le conosco e in ogni caso detesto il latte ed è per questo motivo che non lo compro mai. Ma tu che lo ami tientelo caro, compralo sempre, la vera intima di Karinzia è lui, il latte. Ripeto: beata te.

Ma in paese tu hai delle risorse: perché c'è il macellaio Garibaldi detto Baldi mio amico al quale ti presenterai e lui ti darà un'ottima carne. Hai anche Pasquale che vende i giornali e ha uno spaccio dove compri dall'ago al milione. È praticamente come Harrod's a Londra. Dal paese hai una piccola strada di tipo caprese che ti porta a Punta Corvo: il paesaggio dà sulla scogliera e sulle spiagge sottostanti e sul mare che è quello del golfo della Spezia, con le isole del Tino e Tinetto e nei giorni limpidi la situazione, il colpo d'occhio voglio dire, è unico. Certo. Da quella stessa parte, se un giorno tu fossi audace, puoi scendere a piedi verso il mare: è molto ripido e ci metti una ventina di minuti. Scendendo troverai centinaia di piccole lapidi bianche, o grigie per il sole: si tratta di gente che ti ha preceduto e in anni lontani si è messa in testa di andare al mare a piedi e di fare dello sport. Lo sport, credimi, è meglio lasciarlo fare agli sportivi.

Adesso vado a mangiare. Per mangiare io adopero le mani, le dita al posto delle posate, e tengo le mani a coppa per bere. Adopero esclusivamente piatti di plastica perché non ho voglia di lavare quelli di marmo bianco che sono quelli della casa. Pazienza. Sono fatto così. Ti chiedi spesso: ma come vive il Papa così tutto solo? Be' tesoro, adesso lo sai. Tanto per farti un esempio adopero le unghie per tagliare la carne: ci metto un po', ma vuoi mettere?

C'è una stradetta nel bosco, si scendono alcuni gradini si cammina fino alla soglia di una piccolissima casetta di pietra nella quale sta una vecchia lavatrice ma, soprattutto, lo scafandro insomma la gabbia di ferro dipinta di nero nella quale sta l'interruttore generale dell'Enel, cioè la luce elettrica. È lì che ti dovrai avventurare quando la luce stessa della casa salta e tu resti al buio. Tu devi scendere per quella strada nel bosco e dirigerti con passo fermo verso quella casina di cui ti ho appena detto. Là dentro ci sono ragni e tele di ragno in quantità, altri animaletti defunti e stesi per terra a pancia all'aria che aspettano soltanto che tu guardi senza schiacciarli. Quanti. Vedrai, ti sembrerà di stare in una fiaba del terrore, ma che paura hai? Tanto sono morti stecchiti. Solleva il coperchio di quella bara verniciata di nero, là c'è il tuo oggetto il tuo ponte di comando: tiri su la levetta e la luce ritorna. Per poco però; poi salterà di nuovo. Perché quello è il suo costume: saltare. Per questo motivo è stata inventata la luce elettrica: perché possa saltare, infrangersi nello spazio, dileguare, sparire.

Di notte, appena fuori dalla casa, ci sono dei rumori terribili. Fate elfi marmotte lucertole dell'era primaria che si azzuffano con i rospi che hanno eletto i nostri prati a loro regno indiscusso. Non ti so dire. A volte si vedono dei ben strani risultati quando ci si sveglia: il bosco è pieno di piume e di animali che certo tu non hai, e io nemmeno, dei pennuti che sono stati scuoiati nella notte da altri animali più forti. Ma gli uni e gli altri sono spariti. Tu guardi, osservi la natura e la sua malvagità, la forza degli opposti e ti rendi conto che la vita è una lotta. Non la lotta che c'è a Roma o a Milano tra i condòmini, ma una lotta più bestiale, tra la vita e la morte. Gli animali non conoscono le ripicche, i dispetti sull'ascensore o sulla scala di servizio: gli animali colpiscono e uccidono. Questo è il luogo che ti offro per le tue vacanze. Se hai coraggio è il posto più attraente del mondo. Non spaventarti. Perché la vita è più eloquente di qualsiasi morte. È una frase che mi è venuta così. Puoi cancellarla da questa lettera. Oppure metterti a ridere. Ma tant'è. Ormai l'ho scritta. Ti servirà di lezione. Ciao tesoro, buone vacanze.

25 agosto 1987