La figuraccia targata Renzi: seggio all'Onu solo a metà

Ruolo per il 2017, poi subentrano i Paesi Bassi

Valeria Robecco

New York Partita come favorita, l'Italia deve accontentarsi di un seggio a metà con i Paesi Bassi da membro non permanente in Consiglio di Sicurezza Onu. Un pareggio che per molti ha il sapore di una sconfitta, e nel day after in Assemblea Generale, mentre si metabolizza la «soluzione diplomatica» - così l'ha definita il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - si iniziano a studiare le cause di un esito non soddisfacente. Per il premier Matteo Renzi il compromesso rappresenta «una dimostrazione di grande amicizia tra Nazioni Ue». E «consentirà all'Italia di avere questo ruolo durante il 2017, un anno molto importante per la nostra politica estera». Per i suoi avversari, invece, si tratta di una sconfitta del governo e della diplomazia italiana, che ha dovuto accettare un pareggio forzato per scongiurare il ko. Secondo la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni «questa salomonica soluzione è un fallimento del governo, inconsistente dal punto di vista dell'autorevolezza internazionale». A rincarare la dose è il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «La nostra inesistente credibilità ci ha portato all'umiliazione».

Roma secondo numerose fonti diplomatiche partiva in pole per uno dei due seggi non permanenti assegnati all'Europa Occidentale, e invece la doccia fredda è arrivata alla prima votazione. La Svezia ha incassato il posto con 134 voti e i Paesi Bassi si sono fermati a soli tre voti dal quorum di 128. Sventato il temuto allungo della rivale, al quinto scrutinio è stata raggiunta la parità, quindi l'idea della soluzione condivisa per scongiurare il rischio di una impasse senza fine. La staffetta prevede che l'Italia entri in Consiglio di Sicurezza a partire dal prossimo 1 gennaio, e gli olandesi subentrino nel 2018.

Intanto ecco il rimpallo di responsabilità: c'è chi dice che Renzi non poteva tirarsi indietro su una decisione che apparteneva all'ultimo governo Berlusconi. Chi invece sostiene che il mezzo passo falso sia legato allo scarso impegno finanziario dell'Italia nella cooperazione internazionale, specie con Stati come Svezia e Paesi Bassi. Altri vedono nella presenza in Cds, seppure limitata ad un anno, un'opportunità, per cercare di imporsi in maniera più incisiva su problematiche che interessano molto da vicino il Paese, come le rotte della disperazione percorse da migranti e rifugiati e la crisi in Libia.