Francia e Spagna ci abbandonano E ci scaricano la quota migranti

Solo Alfano e Mogherini credevano all'equa spartizione tra i Paesi europei. Tutti si sfilano e i rifugiati arrivano da noi

A sentir Federica Mogherini e Angelino Alfano era una svolta storica. Peccato sia durata lo spazio di un mattino. O meglio di cinque giornate. Cinque giornate che confermano la solitudine dell'Italia, l'irrilevanza del governo Renzi e lo sprezzante egoismo dei nostri partner europei. Da ieri l'ipotesi di suddividere con il resto d'Europa i rifugiati a cui è stato concesso l'asilo non esiste più. La proposta, varata mercoledì 13 dalla Commissione di Bruxelles è stata cancellata e fatta a pezzi dai «no» degli altri governi. Ai rifiuti preventivi di Inghilterra, Irlanda e Danimarca, a cui la Commissione Ue aveva già concesso di svincolarsi da qualsiasi impegno, si sono aggiunti non solo i dietrofront - attesi - dei paesi Baltici e dell'Europa Orientale con Polonia e Ungheria in testa, ma anche i clamorosi rifiuti di Francia e Spagna. Due «rifiuti» diventati autentiche stilettata al cuore per il governo di Matteo Renzi, per l'Alto Rappresentante per la Politica Estera Federica Mogherini e per il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker grande ispiratore della proposta «quote». A sguainare il pugnale per conto di Parigi ci pensa il primo ministro Manuel Valls. Il premier francese sferra il suo fendente mortale dopo la visita di sabato a quel valico di Mentone dove - tra lunedì e giovedì - sono stati fermati 944 clandestini provenienti dall'Italia. «Sono contrario all'instaurazione di quote di migranti. Questo non ha mai corrisposto alle proposte francesi» - dichiara Valls. Poi - non pago - sparge sale sulle ferite italiane spiegando di aver concordato il «gran rifiuto» con Francois Hollande, ovvero con quel presidente socialista che Matteo Renzi spaccia sempre come il miglior alleato in Europa. «Abbiamo considerato che fosse necessario dire le cose ad alta voce perché non ci fosse alcuna ambiguità... la questione delle quote è fonte di una grande confusione, e non bisognava dare l'impressione che le avremmo accettate» - spiega il primo ministro. Il colpo di grazia alle agonizzanti speranze italiane e ai piani di Junckers e da Federica Mogherini lo sferra la Spagna annunciando il suo «no» durante la riunione di ieri a Bruxelles dei ministri degli Esteri e Difesa. «Siamo assolutamente preparati a fare uno sforzo di solidarietà, ma questo sforzo deve essere proporzionato, giusto e realistico e a mio avviso i criteri stabiliti dalla Commissione non lo sono» - proclama il ministro degli Esteri di Madrid, Jose Manuel Garcia Margallo, spiegando che i criteri non tengono conto dell'alto tasso di disoccupazione spagnolo, degli sforzi compiuti per accogliere i richiedenti asilo e «del grande sforzo che stiamo facendo per controllare le migrazioni dal Marocco, dalla Mauritania e dal Senegal». Il «no» di una Spagna a cui da anni viene concesso di respingere con un uso sistematico della forza gli immigrati in arrivo nelle enclavi di Ceuta e Melilla suona doppiamente sprezzante. Soprattutto in relazione agli appelli che Federica Mogherini e il nostro ministro degli esteri Paolo Gentiloni avevano rivolto ai partner europei prima del vertice di Bruxelles. «Condividere la responsabilità di cosa facciamo delle persone che salviamo è parte integrante della strategia Ue» - aveva detto Federica Mogherini implorando più collaborazione per consentire all'Europa «di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell'operazione navale, nel salvataggio delle vite in mare e anche nella gestione delle vite che salviamo». Ma lo schiaffo peggiore è quello inferto al nostro ministro degli Esteri. «Io veramente mi auguro che non si facciano dei passi indietro rispetto alle proposte della Commissione e alla loro condivisione. Sarebbe molto amaro se ci fossero passi indietro» - aveva detto Gentiloni, commentando la contrarietà della Francia alle «quote». Ma gli «amici» spagnoli non ci han pensato due volte regalandogli una doppietta che ha reso doppiamente «amara» la sua trasferta a Bruxelles.