Un giorno di chiacchiere istituito per legge non cancella la povertà

G entile Feltri,

non che mi disturbi più di tanto entrare in una nota di colore in cui si illustrano, con mano lieve e leggera sprezzatura, le inutili originalità della foga legislativa di parlamentari in vena di inutili celebrazioni, ma solo per capirci.

La mia proposta di legge per l'istituzione della giornata della lotta alla povertà non è l'effetto dello slancio velleitario di chi ritiene di debellare la povertà per legge, né l'esercizio di un buonismo un po' provinciale di chi non ha altre cose da fare. È solo il recepimento nell'ordinamento italiano della ricorrenza fissata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite fin dal 1993: una giornata, il 17 ottobre, che, nello spirito dell'Onu dovrebbe indurre alla riflessione, partendo dalle scuole, su chi versa in condizioni di povertà profonda. I cosiddetti invisibili. Mi pare che il tema, di questi tempi, non sia più tanto rimovibile. In un paese che nuota tra le feste e i pride che invogliano al consumo, forse ricordare queste cose non è poi così fuori registro.

Con cordialità

*presidente del gruppo Misto

alla Camera

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R imane il fatto che la povertà, quanto la ricchezza, è un prodotto dell'uomo, la cui natura non si modifica con una giornata di chiacchiere al vento.

v.f.