Golpe del rating, così il governo diventa complice

Quasi quasi le agenzie di rating declassandoci ci hanno fatto un piacere. Non si toccano. Al massimo poi, vedremo, se ci saranno fatti nuovi, forse una causa civile. Queste le tesi, tradotte in italiano corrente e un po' volgare, del governo italiano. Il quale non si mette contro Standard & Poor's e la grande banca americana che ne è comproprietaria. Ci mancherebbe. Questa la risposta ufficiale del ministro Pier Carlo Padoan alla richiesta (...)

(...) espressa lunedì dal Giornale a Matteo Renzi. Non partirà per Trani nessun aereo o elicottero blu per scaricare un paio di avvocati dello Stato e sostenere l'accusa per tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani.

Infatti, secondo Padoan, «è oggettivamente molto arduo» misurare come e quanto l'abbassamento del rating ci abbia danneggiati. Per cui no, il governo lascia perdere. Il lessico è serpentesco. Dice: «In conclusione la costituzione di parte civile costituisce opzione processuale per la richiesta di danni alternativa rispetto a quella da proporre in sede civile. Sicché, allorché dovessero emergere elementi ulteriori se ne terrà conto». Traslazione della presa in giro: se confessano di averci fregato, forse faremo causa civile. Campa cavallo.

Se fossimo le agenzie di rating messe sotto processo per aver manipolato il mercato contro l'Italia, lo ingaggeremmo subito come difensore. In questo, il ministro dell'Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, è stato magnifico. Ascoltandolo ieri pomeriggio alla Camera sembrava il rappresentante del governo di una Repubblica che non c'entra nulla con quella degli italiani, la Repubblica di Eldorado, con sede più vicina a Wall Street che a casa di noialtri.

Non stiamo scherzando. Le tesi espresse dal ministro sono identiche a quelle dei grandi avvocati che difendono le agenzie di rating. I quali sostengono in pratica l'insindacabilità del giudizio di dette agenzie. Come diceva Boskov: «È rigore se arbitro ha fischiato». Padoan dice: hanno fischiato, dunque era rigore, e noi non possiamo farci niente.

Peccato che un giudice terzo e super partes , non il pubblico ministero, abbia ritenuto gli elementi portati in tribunale niente affatto impalpabili, come giura Padoan, ma probanti la manipolazione del mercato a danno dell'Italia. E abbia accettato come parti civili associazioni di risparmiatori e singoli cittadini ritenendoli danneggiati.

Nemmeno ha suscitato un minimo non diciamo di furore ma di increspamento dell'umore, il fatto che il governo Monti abbia pagato sull'unghia a Morgan Stanley 2,5 miliardi di penale per una clausola che è scattata grazie alla Standard & Poor's di cui la Morgan è comproprietaria. Ma sì. In fondo i ministri sono gente di mondo, magari un giorno li vedremo ai vertici di qualche banca americana, come è capitato ai predecessori di Padoan su quella stessa poltrona, Domenico Siniscalco e Vittorio Grilli. Pensar male però è peccato.