I francesi dal governo per il «caso» Mediaset

L'ad di Vivendi vede il ministro Calenda: "Non siamo ostili". Boccia (Confindustria): "Tifo Italia"

Roma La presa di posizione del governo e dell'autorità delle Comunicazioni sul caso Bolloré-Mediaset preoccupano il gruppo Vivendi. Ieri mattina l'ad dei francesi, Arnaud de Puyfontaine, ha incontrato Carlo Calenda.

Faccia a faccia arrivato due giorni dopo la dura presa di posizione del ministro dello Sviluppo economico sulla scalata di Vincent Bolloré al gruppo italiano, definita ostile e non appropriata; a un giorno dalla nota dell'Agcom che ha lasciato intravedere la possibilità di un veto e quattro giorni prima del consiglio di amministrazione di Mediaset, fissato il 20 dicembre. Il primo da quando Vivendi è salita al 20% del capitale.

L'iniziativa è stata del manager francese che si trovava in Italia per il consiglio di amministrazione di Telecom di cui è vicepresidente. Calenda si è limitato a confermare l'incontro con de Puyfontaine. A margine del Consiglio europeo, giovedì notte, il premier Paolo Gentiloni aveva confermato la linea del governo: «Si tratta di un'operazione di mercato, quindi non è un'operazione che coinvolga direttamente i rapporti tra Stati, ma contemporaneamente il Governo ha espresso una valutazione critica sulle modalità ostili e ha anche manifestato una vigile attenzione vista la natura del settore di cui parliamo».

L'incontro tra il ministro e l'amministratore delegato è stato chiesto con l'obiettivo di sostenere la tesi del gruppo francese. Per Vivendi quella su Mediaset non è una scalata ostile, ma un'operazione di mercato, anche se non concordata con gli italiani.

In Italia è ormai consolidata la tesi che la normativa in vigore, quella che prevede che le imprese che controllano il 40% delle Tlc non possano possedere più del 10% del sistema delle comunicazioni, sia sufficiente a fermare la scalata e, forse, a scoraggiare il gruppo francese.

La norma in questione è chiara. Si tratta del testo unico sulle comunicazioni e, più precisamente della legge Gasparri. Con un paradosso, segnalato ieri dallo stesso esponente di Forza Italia ed ex ministro delle Comunicazioni: «Non fu concepita per aiutare Berlusconi. Anzi nacque in Parlamento per motivazioni del tutto contrarie. All'epoca si temeva che Mediaset potesse impossessarsi di Telecom. Evidentemente una norma saggia».

Sul piatto della bilancia a favore di Mediaset anche un ordine del giorno approvato dalla Commissione industria del Senato su iniziativa di Linda Lanzillotta, vicepresidente del Senato ed esponente del Pd: «È volto a vietare la concentrazione tra le società che controllano la rete di distribuzione dei contenuti delle telecomunicazioni e quelle che producono contenuti». Ieri in difesa di Mediaset si è schierato anche il presidente degli industriali Vincenzo Boccia: «Noi siamo come Confindustria per il rispetto delle regole, a condizioni di reciprocità. In una sfida con un imprenditore straniero io tifo Italia», ha assicurato.

Commenti

marygio

Sab, 17/12/2016 - 12:13

paese da operetta.in tutto il mondo si va alla convergenza tra media e telecomunicazioni e qua....si vietano. ahhhh. un paese di dementi allo sbando totale

agosvac

Sab, 17/12/2016 - 12:52

Ci potevano pensare, a queste cose, prima di consentire ai francesi di impossessarsi della telecom!!! E' incredibile che la maggiore azienda di telecomunicazioni italiane, una delle maggiori d'Europa, sia finita in mani non italiane.