Con i trucchi non si va in buca

La decisione del presidente del Senato, Pietro Grasso, di bocciare la fideiussione della Ryder Cup a Roma può essere letta in vari modi.

È normale che quanti amano il golf oggi temano che l'Italia perda l'opportunità di ospitare, tra cinque anni, tale prestigioso evento. A sostegno della loro tesi essi affermano che l'iniziativa aiuterebbe Roma, la cui situazione è disastrosa, e potrebbe pure creare un notevole indotto. Lo Stato spenderebbe soldi (60 milioni) e altri ne metterebbe a garanzia (97 milioni), ma molti di più dovrebbero rientrare grazie a una sorta di «moltiplicatore».

L'argomento è fragile, dato che non è mai una bella cosa spendere i soldi altrui: e questo è ancor più vero nel momento in cui l'Italia ha un debito pubblico mostruoso e rischia un collasso alla greca. Per giunta è da criticare (sul piano etico, oltre che quello economico) la volontà di prendere i soldi di alcuni i contribuenti per favorire altri: e nello specifico per aiutare attività commerciali, alberghiere o turistiche nella Capitale. Come nel caso dell'Expo o delle Olimpiadi, questo dibattito è normale e quasi inevitabile. Ma nella vicenda di queste ore riguardante la Ryder Cup c'è qualcosa in più, che la dice lunga sul degrado del nostro ceto politico. Quando il presidente Grasso ha preso quella decisione l'ha fatto perché ha giudicato «inammissibile» un emendamento sulla Ryder Cup messo all'interno del decreto «salvabanche», pensato per soccorrere alcuni istituti di credito.

Quello che riesce inaccettabile, in questa vicenda, è allora il modo obliquo e levantino di gestire il problema. Poiché il golf è sport da upper class e oggi domina ogni sorta di demagogia, si è pensato di inserire la garanzia di 97 milioni di euro non già in un testo normativo specifico su tale sport e neppure, seguendo una tradizione consolidata, in un «decreto milleproroghe». Invece che assumersi le proprie responsabilità dinanzi all'opinione pubblica, la maggioranza guidata dal Pd ha immaginato su iniziativa del senatore Renato Turano di ottenere questo risultato quasi senza farsi accorgersene: «Zitti zitti, piano piano», per dirla con il Barbiere di Gioacchino Rossini. E quando la cosa è venuta alla luce, non c'era alternativa alla bocciatura.

Ma è questa la classe dirigente seria e responsabile che intende rappresentare un'alternativa ai Masaniello imperanti? Se le cose stanno così, non c'è davvero da stupirsi se viviamo in una fase storica che vede avanzare sovranisti, grillini, lepenisti e altri populisti di varia natura.

Si può infatti discutere se la Ryder Cup debba avere (oppure no) un sostegno statale che, sommando tutto, arriverebbe alla somma di 150 milioni. Chi però ritiene che ciò debba avvenire, lo dica con chiarezza e si presenti in pubblico a difendere le sue tesi. Diversamente, questi sotterfugi possono essere solo il preludio a un generale repulisti dell'intero Palazzo.