Indagava sulle società di Buzzi: militare pestato

L'aggressione lo scorso anno, vicino a Latina. La testimonianza del militare della Guardia di Finanza è già stata depositata al Riesame

Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati nella cupola affaristica romana

Il clan di "Mafia Capitale" non aveva paura delle uniformi. Le blandiva, le avvicinava per corromperle e, quando non ci riusciva, era pronta a minacciarle e a passare alle vie di fatto. Ne sono convinti i magistrati di piazzale Clodio che stanno rileggendo con una nuova ottica l'episodio dell'aprile scorso avvenuto a Cisterna di Latina. Un sottuficiale della Guardia di Finanza che da tempo stava svolgendo accertamenti su un giro vorticoso di fatture false per una società legata a Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati, è stato prima minacciato e poi pestato.

Il militare nei giorni scorsi è stato ascoltato dai titolari della maxinchiesta che sta scuotendo i palazzi della politica romana. Le sue parole sono stata verbalizzate e depositate dalla procura al tribunale del Riesame. Per chi indaga questa vicenda dimostra la capacità di pressione che il clan poteva mettere in atto anche lontano dai confini della Capitale. Le indagini del militare delle Fiamme Gialle, infatti, si stavano concentrando tra l’altro su una società pontina che aveva avuto rapporti ricollegabili con la cooperativa di Buzzi. Secondo quanto ricostruito all’epoca dei fatti dagli inquirenti pontini il sottufficiale era appena uscito dalla sua abitazione per andare al lavoro. Dopo poco venne avvicinato alle spalle da un uomo con il volto coperto che era sceso da un suv armato di spranga che utilizzò contro il militare. Il finanziere venne salvato dall’arrivo di un agente di polizia che stava andando a prendere il treno. Caricato a bordo della sua auto il poliziotto tentò di inseguire gli aggressori.

Grazie agli indizi forniti sull’auto e sul numero di targa è stato in breve possibile risalire ai due responsabili materiali dell’aggressione, fermati al porto di Bari mentre tentavano di imbarcarsi per l’Albania, con la stessa auto usata per sfuggire dopo l’aggressione. Ora bisognerà capire chi aveva chiesto ai due cittadini albanesi di "intimidire" quel militare troppo curioso.

Commenti
Ritratto di Flex

Flex

Sab, 13/12/2014 - 10:46

Quando non si riesce a corrompere si passa, evidentemente, al "metodo B".

mutuo

Sab, 13/12/2014 - 10:50

Assolutamente vietato indagare sulle Coop.Le coop sono la cassa continua della sinistra e per la proprietà transitiva sono come il PD oneste a prescindere o per definizione. Il finanziere era un perditempo. Le curiosità e le indagini doveva rivolgerle ai delinquenti che stanno tutti sull'altra sponda. Una curiosità: i superiori del militare come hanno reagito all'aggressione? Hanno continuato ed approfondito l'indagine o hanno fatto tesoro del consiglio? Un magistrato in gamba dovrebbe approfondire anche questo aspetto della gravissima vicenda.

fafner

Sab, 13/12/2014 - 11:04

Con tanti saluti al Beccaria , quei due dovrebbero essere indot ti a cantare con l'uso di strumenti ben più persuasivi che non semplici interrogatori infiorati di " ...per favore.... se non La disturba troppo ... ci dica..." ; devono essere escluse le botte o le lesioni chè sarebbe da barbari e noi ci vantiamo di essere il popolo più civile del momdo nonostante quelle pochissi me eccezioni che comunque debbono essere trattate con ogni ri guardo ; esistono medoti incruenti ma molto efficaci ugualmen te , ma sarebbero considerati politically uncorrect .

roliboni258

Sab, 13/12/2014 - 14:23

come mai i superiori del militare non sono andati in fondo a questo pestaggio,hanno avuto paura anche loro? come mai,c'e' qualcosa che non torna

Ritratto di nonmollare

nonmollare

Sab, 13/12/2014 - 14:51

Flex...idiota