Gli interessi legali? Restano Così lo Stato fa lo strozzino

Equitalia, Padoan conferma: "Via mora e sanzioni" Ma rimane il tasso (al 20%) che moltiplica le multe

Il caos sul destino di Equitalia cresce. Il ministro Pier Carlo Padoan dice che il gettito dalla rottamazione sarà di 4 miliardi, ma sulle bozze inviate a Bruxelles c'è scritto 3,1. Un quarto in meno. Bisogna capire come ha fatto il governo a calcolare queste somme, visto che l'adesione dei contribuenti è volontaria e quindi difficilmente prevedibile. C'è da valutare la reazione della Commissione europea, perplessa proprio sulla liquidazione di Equitalia in quanto l'incasso per lo Stato sarà «una tantum», quindi non strutturale, mentre le stime sono tutt'altro che inattaccabili.

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri ha criticato la misura in quanto darebbe un segnale di lassismo verso gli evasori fiscali, o presunti tali. Chi ha già una rateazione in corso si domanda che fine faranno le sue dilazioni. Chi invece sta trattando con il fisco potrebbe ripensarci in attesa che anche le cartelle emesse nell'ultimo anno vengano rottamate.

Milioni di cittadini hanno ricevuto cartelle esattoriali per multe, cartelle spesso «pazze», e soprattutto non emesse da Equitalia perché la maggior parte dei comuni italiani (a partire da Milano, Torino, Bologna, Firenze) e la regione Lombardia da anni non utilizzano più i servizi di riscossione dell'ente che Renzi vuole cancellare. Che fine fanno queste cartelle non Equitalia? Verranno trattate alla stregua delle altre o no? L'ambiguità rimane perché il testo del decreto fiscale ancora non esiste. Padoan ha confermato che il governo non ha ancora deciso cosa fare con le multe e l'Iva.

Lo sconto concesso ai contribuenti ritardatari riguarda gli interessi di mora e l'aggio destinato a chi riscuote. Ma le cartelle non contengono soltanto l'imposta: con il passare degli anni, accanto agli interessi di mora, maturano anche gli interessi legali. Che in materia tributaria sono fermi al 5 per cento, ma nelle sanzioni amministrative raggiungono livelli da usura: 20 per cento. È un tasso stabilito per legge: articolo 27 della legge 689 del 1981, poi confermata da Consulta e Cassazione.

Nei primi Anni '80 l'inflazione galoppava a due cifre e un interesse del genere era forse giustificato dalla rapida perdita di valore del denaro. Ma oggi l'inflazione è a zero e lo stato si comporta come i peggiori strozzini. Il meccanismo è semplice quanto tremendo: questo tasso si applica dal momento in cui la sanzione amministrativa è esigibile fino a quando viene iscritta a ruolo. Quanto tempo intercorre tra i due momenti? La legge non pone un termine di decadenza, come invece accade nel contenzioso tributario. Qui siamo nel campo amministrativo: dopo 5 anni interviene la prescrizione del credito; tuttavia è sufficiente che il creditore mandi una lettera interruttiva e il periodo in cui maturano queste percentuali da avvoltoi si può prolungare all'infinito.

Ieri sera a Dimartedì Padoan ha detto che interessi di mora e sanzioni vengono «tolti di mezzo» perché «angoscianti». Ma lo Stato non sconta gli interessi legali. Un caso clamoroso (ma chissà quanti ce ne saranno) è segnalato dall'avvocato Adriano Simonetti, che patrocina alcuni dirigenti di un piccolo istituto di credito cooperativo siciliano sanzionato da Bankitalia con 127mila euro complessivi per carenze nell'erogazione dei fidi. Somme lontanissime dai disastri di Etruria, ma con questi 17 amministratori via Nazionale è stata inflessibile.

A uno degli ex amministratori il direttorio della Banca d'Italia aveva inflitto nel 2007 una sanzione di 9mila euro, ma la cartella è stata iscritta a ruolo soltanto nel gennaio 2015 e l'ingiunzione di pagamento è stata notificata al malcapitato il 22 febbraio 2016 per ritardi che Bankitalia ed Equitalia non hanno saputo giustificare. Quasi nove anni in cui la sanzione era lievitata a 22.610,28 euro. Su questa somma non verrà concesso alcuno sconto. Chi incassa la supertassa? Ovviamente l'ente creditore, in questo caso Bankitalia, cioè lo Stato. Che guadagna dai propri ritardi ingiustificati. Così la beffa per il contribuente è completa.