Io siriana d'Italia sto con Asia e con la libertà

di Amani El Nasif*

«Giustiziate al più presto la blasfema Asia Bibi e non piegatevi alla pressione internazionale». L'appello è stato lanciato il 3 marzo in Pakistan dall'imam Abdul Aziz, a capo dell'ultra estremista Moschea rossa di Islamabad, a pochi giorni dall'impiccagione di Mumtaz Qadri, la guardia del corpo che uccise il governatore musulmano del Punjab, Salman Taseer, proprio perché difese Asia Bibi denunciando la «legge nera» sulla blasfemia.

È troppo facile perdonare le persone che si meritano il perdono, Asia Bibi invece ha perdonato chi l'ha accusata di Blasfemia e vorrebbe chiudere quel capitolo della sua vita. Ma lei non sa che quando vieni etichettata da determinate accuse, in un Paese dove regna l'intolleranza, poi non te ne liberi facilmente. È in carcere da sei anni e mezzo, 2.451 giorni per l'esattezza. Sulla sua testa è già stata posta una taglia di 50 milioni di rupie (circa 430 mila euro), un po' come se fosse il peggior criminale del Pakistan. Dopo quasi quattro anni dalla presentazione del ricorso avverso alla sentenza di Primo grado, si è pronunciata l'Alta Corte di Lahore confermando la pena capitale. Il 22 giugno 2015 la Corte Suprema ha sospeso la pena capitale, rimandando il processo a un tribunale. Sembrerebbe una vittoria, ma non è così, perché Asia ha il futuro segnato. Il suo credo è scomodo per tanti, perché quando sei cristiana e sei pure donna, vivi attorniata da estremisti islamici ma hai la determinazione e il coraggio di dire la tua sempre e davanti a chiunque rischi, rischi grosso.

Rischi di svegliarti una mattina, scoprire che la tua famiglia è stata massacrata per colpa tua, rischi di non arrivare alla sera perché non sai se quello che mangi in carcere sia avvelenato o meno, rischi di aver combattuto in carcere 2.451 giorni per poi essere impiccata in un pomeriggio qualunque. Rischi, rischi ogni giorno. Da lei imparo che non c'è nulla di più appagante e soddisfacente che trasmettere e infondere speranza alle donne che vivono situazioni come la sua. Non si cresce senza la sofferenza e il dolore che conferiscono all'uomo bellezza, la bellezza che nasce dalle ceneri e dalla lotta. Penso che siano persone come loro ad essere i promotori di un nuovo mondo, i geni dei geni, non per conoscenza teorica ma pratica. I grandi a mio avviso, sono come Asia, determinate a difendere la propria libertà di pensiero e credo a costo di tutto e tutti. Asia è ormai il simbolo dell'ingiustizia della legge anti-blasfemi, e ci insegna che nella rassegnazione sta la sconfitta non nel dolore della ribellione.

*Autrice di Siria mon amour

Commenti

al40

Mer, 06/04/2016 - 11:35

Complimenti per il suo coraggio!Si attendono altre testimonianze di solidarietà dal mondo islamico e dalle femministe contro le barbarie della cosiddetta "civiltà" islamica.