Il killer ora fa il depresso: "Non posso parlare col pm"

Marco Prato rinuncia all'interrogatorio: "In cella sto male, voglio andare in infermeria. Sono stressato"

Marco Prato, uno dei due arrestati per l'omicidio di Luca Varani

Ora si dichiara «depresso», «stanco», «debole», «stressato». Dura la vita in cella per Marco Prato, uno dei giovani accusati dell'uccisione di Luca Varani. Quello di ieri doveva essere il primo incontro dell'indagato con il pubblico ministero, ma Prato è ricoverato secondo quanto ha fatto presente il suo difensore nell'infermeria di Regina Coeli e «non è stato in condizione di sostenere l'interrogatorio». Per quanto riguarda le indagini sul delitto la prossima settimana comincerà la perizia tecnica disposta dal magistrato sul pc di Prato che è stato ritrovato e sequestrato nei giorni scorsi nello studio del suo difensore. Un sequestro contestato dal penalista con una istanza di nullità del provvedimento. L'esame dell'apparecchio servirà agli investigatori per stabilire quanto accaduto nell'appartamento di Manuel Foffo il giorno del delitto. Nel pc potrebbero nascondersi immagini (o addirittura un video) relative al «festino» culminati in casa di Foffo con la tortura prima e l'omicidio poi del povero Varani. Scene forse subito cancellate (ma comunque recuperabili dalla memoria del pc), anche se c'è chi ipotizza che possano invece essere finite in qualche chat dell'orrore, alimentando una caccia con tanto di «asta» per accaparrarsi la terribile sequenza. Anche su questo fronte Ris e polizia postale sono al lavoro. Intanto spuntano dai verbali altre frasi choc che non fanno altro che aggiungere dolore a dolore. Rabbia a rabbia. Luca Varani implorava pietà. Ma Marco Prato e Manuel Foffo, spietati, gli gridavano: «Devi morire». «Le modalità raccapriccianti dell'omicidio, l'efferatezza delle sofferenza inferte alla vittima prima di ucciderla sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà», scrive il Gip che ha convalidato l'arresto di Marco Prato e Manuel Foffo. Quest'ultimo racconta che l'idea «delirante di assassinare qualcuno sarebbe maturata già ore prima del delitto». «Poco dopo l'arrivo di Luca racconta Foffo gli abbiamo offerto un superalcolico nel quale Marco ha versato barbiturici. Luca si è sentito male. Marco lo ha aggredito e gli ha detto che sia io che lui avevamo scelto che lui doveva morire. Ricordo che ho recuperato il martello che abbiamo usato e forse sono stato anche io a trovare i due coltelli. Luca non è riuscito a resistere alle nostre violenze. Gli abbiamo tagliato le corde vocali perché gridava. È stato Marco che ha inferto la coltellata al cuore dove ha lasciato il coltello». Diverso il racconto di Marco Prato: «Manuel ha perso il controllo quando, parlando tra di noi, è uscito l'argomento di suo padre: ha detto che voleva ucciderlo. Io e Marco abbiamo iniziato a parlare di mio padre e questa cosa mi ha fatto venire il veleno. Avevo una forte rabbia interiore. Non escludo di avere combinato tutto questo per dare una risposta al rapporto con mio padre». Racconta Prato: «Manuel era come impazzito. Mi ha chiesto di ucciderlo. Questo stronzo deve morire urlava in preda a un insensato odio verso Varani». Qui il racconto di Prato diventa atroce: «Luca combatteva per rimanere in vita e così Foffo in preda a una furia bestiale ha iniziato a colpirlo con il martello in testa». «Ho iniziato a pensare racconta ancora Prato che Luca era ormai in fin di vita e sarebbe stato meglio aiutare Manuel a portare a termine la sua azione omicida per evitare che soffrisse ancora». NiMat