L'appello dell'Onu: subito cessate il fuoco I morti salgono a 174, oltre 20mila sfollati

Cresce il pressing internazionale, ma a sud di Tripoli la battaglia continua

Adesso la battaglia di Tripoli attende che mandanti e protettori di Khalifa Haftar decidano il da farsi. Le due settimane di combattimenti hanno evidenziato l'incapacità del generale di sfondare le difese della capitale. Arabia Saudita, Emirati e Francia devono quindi decidere se fermare l'alleato. Anche perché la pressione internazionale si fa intensa e la bozza di risoluzione presentata al Consiglio di Sicurezza dell'Onu dall'Inghilterra ne è il segnale. «La situazione in Libia continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza afferma il documento - e quindi si chiede a tutte le parti un'immediata de-escalation, di impegnarsi per un cessate il fuoco per garantire una completa cessazione delle ostilità in tutto il paese». La mozione potrebbe anche bloccarsi visto che la Russia è decisa a fermare qualsiasi documento in cui si menzioni Haftar mentre gli Stati Uniti premono perché vengano indicate le responsabilità del generale. Lo scontro è però il segnale di come le varie potenze incomincino a considerare con serietà la situazione libica.

In tutto ciò il prolungato sostegno a un generale che ha apertamente ignorato la mediazione dell'Onu senza però riuscire ad imporsi in tempi brevi rischia di diventare imbarazzante. E sullo sfondo di questo ribollire diplomatico incomincia a farsi sentire l'irritazione degli Stati Uniti per la copertura offerta dagli alleati emiratini e sauditi ad un Haftar che negli schemi di Washington è troppo legato a Mosca e agli interessi di Parigi. In tutto questo le truppe del maresciallo si ritrovano immobilizzate dalla scarsità dei rifornimenti bloccati su linee logistiche approssimative e allungate fuor di misura. Anche il loro coordinamento appare incerto. Del resto il millantato Esercito Nazionale Libico è, al pari delle forze di Tripoli, un coacervo di gruppi e comandanti. E allora il generale Ahmed Al-Mismari, portavoce dell'Lna può anche rivendicare «un'avanzata su sette assi di combattimento» - come ripetuto ieri e lunedì - ma se poi nessuno di quei assi riesce a sfondare il risultato e l'imbottigliamento.

Così sull'asse di Ain Zara, la località 25 chilometri a sud della capitale, dove le truppe di Haftar hanno la testa di ponte più avanzata, l'iniziativa è ora nelle mani di Tripoli. Per contenerla l'Lna si affida ai missili katyusha che molto spesso cadono sui centri abitati anziché sulle truppe impegnate nella controffensiva. E anche sull'asse di Al Hira, a nord di Gharian prima cittadina occupata da Haftar, la situazione appare ribaltata con Tripoli all'offensiva. Rischiano invece l'accerchiamento le truppe del generale che da più di una settimana controllano l'aeroporto civile di Tripoli già distrutto negli scontri del 2014. A ribaltare la situazione intorno allo scalo può contribuire l'avanzata del 166° battaglione di Tripoli che ha conquistato il ponte di Al Ahra, a nord di Tripoli. Come se non bastasse gli aerei decollati da Misurata hanno colpito le truppe dell'Lna nella zona di al Jafra, ad al Hira e Hoon. Intanto il bilanci degli scontri è salito a 174 morti e 758 feriti mentre gli sfollati hanno superato quota 20mila. Tra questi vi sono, stando all'Unicef circa 7300 bambini, 1800 dei quali ancora bloccati nelle zone degli scontri.