L'effetto Berlinguer che copre una bugia

Tra Casaleggio santificato e i sondaggi

La morte di Gianroberto Casaleggio ha provocato uno strano effetto «Berlinguer '84». Il segretario del Pci crollò sul palco a Padova, alla vigilia delle Europee. La commozione si trasformò in glorificazione nazionale e vinse da morto. Oggi, nonostante la differenza di peso politico, si è ripetuto il fenomeno, con tanto di messaggio del capo dello Stato e universali espressioni di (doverosa) stima. L'elogio più sperticato viene dal Corriere della Sera. La consacrazione in prima pagina è degna di un padre della patria.

Escludo sia solo un fatto sentimentale. Di certo, il coro totalitario sdogana i 5 Stelle come forza di sistema perché alla fin fine le idee di Casaleggio sono le migliori. Quali? Non si capisce. Ci sono visioni meravigliose, il comando al popolo con un clic, anche se poi a stabilire il significato dei clic sono sempre un paio di persone. Ma fa niente. In fondo poi Gianroberto si è mostrato borghesemente italianissimo. Ha lasciato tutto al figlio Davide. Visionario e paterno: votatelo post mortem!

La mediacrazia italiana ha scelto i contendenti del futuro. Devono essere, a prescindere dal consenso del popolo (quello si manipola) Renzi e Di Maio. Lo annuncia Il Sole-24 ore con un titolo in prima pagina: «Il referendum test di leadership per due». Non c'è nemmeno bisogno di specificare a chi si riferisca: il capo Pd e quello prescelto da Casaleggio per i 5 Stelle che a ottobre si troveranno «a un incrocio fatale».

Anche la Lega che per un po' ha goduto di buona stampa, quando si trattava di assicurarle la primazia contro Berlusconi. Adesso Salvini è un «uomo primitivo» (Crozza). Berlusconi e Forza Italia? Trattati da cavalleria leggera. Una posizione dipendente o addirittura servile rispetto ai grillini.

Impressiona perché non c'entra per nulla con i dati di tutti gli istituti di ricerca. Il centrodestra unito è la seconda forza, inferiore di uno 0,2 al Pd, e sopra di 3 punti minimo al M5S. Se poi si fa riferimento alla coalizione di Milano intorno a Parisi e la si proietta sul dato nazionale, è avanti di tre punti. E allora perché tanta ostinazione a ritenere questa alleanza inesistente? Una congiura del silenzio alla quale però il centrodestra fornisce volentieri la corda a cui lo stanno impiccando. Il linguaggio tutto vele e cannoni di Salvini occupa tutto il pentagramma offerto da giornali e tv al centrodestra.

E questo fa comodo ai fautori della sfida Renzi-Di Maio. Toglie il centro al centrodestra che risulta così mediaticamente orfano di Berlusconi e della sua potenza carismatica. Occorrerebbe un patto della politica con protagonista Berlusconi per far valere le prerogative della democrazia mentre tutto si spappola. Occorre dare un segno che faccia essere l'opposizione del centrodestra radicalmente diversa da quella che insieme stanno conducendo 5 Stelle e magistratura organizzata. L'unica forza coesa, radunata in falange sotto la guida di Davigo, uno che buca lo schermo e dice cose sempre perfette, ma con quell'ipertesto che è il suo sorriso giacobino. Ci vorrebbe un Berlusconi per una controffensiva seria e civile.