La lezione di Stonehenge al Paese bloccato dall'Italicum

Sono giorni e giorni che l'unica discussione è se si debba fare prima l'Italicum o prima l'elezione del nuovo presidente della Repubblica

Sono giorni e giorni che l'unica discussione è se si debba fare prima l'Italicum o prima l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Sono giorni e giorni che Renzi cerca di imporre a tutti gli altri i suoi tempi e le sue esigenze. Intanto il Pil è ancora col segno meno. Sono giorni e giorni che i dissidenti Pd cercano il miglior modo per sabotare il loro leader. Intanto tutti i parametri economici crollano.

È come se tutto venisse dannatamente prima dell'Italia. I fatti, dice il governo. Quali fatti? In America dicono dov'è la ciccia? Siamo lì, sempre. Fermi, mentre gli altri si muovono. Roma gira attorno a se stessa senza andare da nessuna parte. Nello stesso momento in cui da noi partono i ricatti sulla riforma della legge elettorale, la Gran Bretagna stanzia 15 miliardi di sterline (20 miliardi di euro) per cento investimenti pubblici. Investimenti, non spese. Uno di questi è la costruzione di un tunnel che passerà sotto il sito archeologico di Stonehenge: prendono uno dei 10 luoghi più importanti del pianeta e fanno passare sotto un'autostrada, perché la rete viaria attuale è sempre intasata. È come se decidessero di scavare un parcheggio sotto al Colosseo, qualcosa di impensabile. Tanto impensabile che nello stesso giorno in cui Londra annuncia tutto questo, Milano (che non è complicata come Roma) rinuncia di fatto a costruire la linea di metropolitana che dovrebbe collegare il centro della città all'aeroporto di Linate. E rinuncia perché i lavori toccherebbero dei giardini pubblici amati da chi porta a spasso i cani la sera. Il parco sarebbe in parte inagibile per qualche anno e poi tornerebbe come prima, anzi probabilmente meglio. Però non si fa. Nella città che dice di essere all'avanguardia, il metrò che la collega all'aeroporto non ci sarà mai. Perché evidentemente parco Solari è più importante di Stonehenge. E se accade a Milano, pensate altrove: in Sardegna non si completa una superstrada Sassari-Olbia (i cui lavori vanno avanti da dieci anni) per non disturbare l'accoppiamento della gallina prataiola.

E però, mi raccomando, o prima l'Italicum o non si fa niente. Ma che Paese è l'Italia? Quello che in questi giorni è fermo, ma in compenso parla di nazionalizzare l'Ilva. Nazionalizzare, capito? Poi qualcuno si stupisce che nell'indice delle liberalizzazioni noi siamo in fondo. Scorri la lista al contrario e in testa trovi la Gran Bretagna. Quella che asfalta sotto Stonehenge, per comodità e poi per lucrarci. Perché investe su di sé. E perché sa che cosa sia il futuro.

Commenti

elio2

Mar, 02/12/2014 - 16:44

Il nostro problema sono e sempre saranno I COMUNISTI, che si sono sempre dimostrati essere un vero e proprio cancro mortale per qualunque società civile, che insieme a quella immensa pletora di parassiti asserviti agli interessi del Comintern, che hanno infiltrato in tutti i gangli dello Stato. Solo liberandoci dei compagni e di tutti i loro scagnozzi abbiamo la speranza di rinascere come nazione, altrimenti siamo condannati.

glasnost

Mar, 02/12/2014 - 17:16

@elio2 : ha ragione, l'Inghilterra e gli USA non hanno mai avuto un partito Comunista che ha condizionato tutto quello che era necessario fare, attraverso l'ideologia con cultura e magistratura in appoggio. E', mutatis mutandis, lo stesso problema del blocco degli inceneritori, per cui la UE ci multa (e ci metteranno una nuova tassa) !!!!. W l'Italia!!

Mario Mauro

Mar, 02/12/2014 - 18:45

Siccome non è possibile che i politici sinistri non abbiano capito che il comunismo ha portato miseria dovunque, sono ancora più disonesti perchè utilizzano come specchietto per le allodole l'inganno marxista dell'interesse del popolo per i loro interessi. Ma se il popolo continua ad abboccare, come è evidente dai voti che vanno al PD o ai grillini (che sono altrettanto dannosi dei comunisti) continuerà ad avere quel che si merita. Il guaio è che ci andiamo di mezzo tutti.