Licenziamenti facili, è scontro sugli indennizzi

RomaResta il braccio di ferro tra governo e sindacati sul Jobs Act. Per distendere gli animi, Giuliano Poletti annuncia prossimi incontri «formali ed informali» con i sindacati.

Susanna Camusso risponde a stretto giro al ministro del Lavoro: «Non credo ci saranno altri incontri con il governo: è indisponibile al dialogo sociale, non prevede la trattativa». E Carmelo Barbagallo (Uil) annuncia «lotte crescenti» per contrastare la riforma del lavoro messa a punto da Renzi.

L'incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo non poteva finire peggio.

A divedere le posizioni, anche l'indiscrezione filtrata dal vertice. Vale a dire che l'indennizzo minimo per licenziare i neo-assunti nelle aziende con oltre 15 dipendenti sarà compreso fra le 3 e le 6 mensilità. Chi, invece, lavorerà in una piccola impresa, l'indennizzo sarà di 2,5 mensilità.

Poletti ha garantito che «non c'è ancora una scelta sull'entità dell'indennizzo per i licenziamenti illegittimi». Ed ha precisato che il principio di «tutele crescenti» - contenuto nella legge delega - sarà affidato all'«anzianità di servizio».

Per rendere operativa la legge delega il governo deve varare alcuni decreti delegati. Che potrebbero essere presentati anche in uno dei consigli dei ministri prima della fine dell'anno. E proprio l'accelerazione del governo mette i sindacati sulle barricate.

«Vogliamo impedire un'altra strage di posti di lavoro e di iniquità nel Paese», dice il leader della Uil. La Camusso, invece, avvelena il clima. «Siamo di fronte non ad una precisa scelta di un mercato del lavoro con cui creare occupazione, ma ad un'esplicita delega alle imprese della politica economica del Paese».

Per di più - osserva il segretario della Cgil - nei decreti delegati e nella legge di Stabilità «non c'è traccia di ammortizzatori sociali».

Matteo Renzi ha già «venduto» a Bruxelles la riforma del mercato del lavoro: uno strumento che dovrebbe favorire - agli occhi dell'euroburocrazia - margini di flessibilità di bilancio, in grado di far «dimenticare» gli scostamenti del deficit e del debito dal percorso indicato dalla Commissione europea. La flessibilità di bilancio invocata dal premier, infatti, si basa sul varo di riforme strutturali.