L'intolleranza al crocifisso dilaga pure in Europa

In Iraq e Pakistan chiese e cristiani li fanno saltare in aria, ma in altri Paesi insospettabili come l'India o le Maldive le violenze non mancano. E in Europa i casi di intolleranza e discriminazione religiosa si registrano in quasi tutti i Paesi dell'Unione, Italia compresa. Nelle ultime ore i tagliagole del Califfato hanno lanciato degli esultanti tweet con allegate le immagini di devastazioni di luoghi sacri con statue, icone e pietre tombali distrutte. In un'altra foto viene rimossa una croce da una chiesa e al suo posto issata la bandiera nera.

In India sono gli indù a scatenarsi. L'ultimo esempio è la demolizione di una chiesa in costruzione nello stato di Haryana. Al posto del luogo di culto cristiano è stato piazzato un idolo del Dio Hanuman.

Sabato scorso sei uomini hanno violentato una suora di 74 anni nel Bengala occidentale. Il suo convento di Gesù e Maria nella città di Ranaghat è stato saccheggiato e il tabernacolo distrutto. Nel 2014 l'estremismo islamico non ha discriminato i cristiani solo in Iraq, ma pure alle Maldive, insospettabile paradiso turistico.

Fra i Paesi più intolleranti spuntano anche la buddhista Birmania, la socialista Eritrea e il dittatoriale Uzbekistan. In America Latina altre nazioni insospettabili come il Venezuela e l'Ecuador limitano la libertà di tutti i gruppi religiosi in nome dell'ateismo di Stato.

Il problema è che pure in Europa i cristiani non se la passano bene, soprattutto se difendono il loro credo ed i relativi valori. L'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani nel vecchio continente ha registrato solo dall'inizio dell'anno 31 casi. Questo mese Sara Mbuyi, educatrice d'asilo, è stata licenziata, a Londra, dopo aver detto ad una collega lesbica che «il matrimonio è un'istituzione fra uomo e donna».

In Francia sono diversi i casi di chiese vandalizzate e lo scorso febbraio il presidente François Hollande denunciando la decapitazione di 21 ostaggi egiziani dell'Isis in Libia si è ben guardato dal dire che erano cristiani. In Germania uno studente che dormiva in un ostello è stato picchiato «a causa della sua fede cristiana». In gennaio un gruppo di partiti di sinistra guidato dalla verde tedesca Barbara Lochbihler ha provato, senza riuscirci, a bloccare una risoluzione sulla Libia che prevedeva la protezione dei cristiani.

L'Italia non è esente dal politicamente corretto che lascia fuori dalla porta la fede in Gesù. Don Renzo Aiardi, parroco in provincia di Pistoia, voleva portare la benedizione pasquale nel polo scolastico «Ilaria Alpi». Il niet è stato giustificato spiegando che evitare il rito cattolico è una forma di rispetto verso gli alunni musulmani o di altre religioni.

Secondo la stessa logica da ultrà laicisti il pensiero di uno scolaro delle elementari a Trieste è stato censurato mettendo tra parentesi il riferimento al Natale come «festa di Gesù». In ottobre, sempre nel capoluogo giuliano, il professore gay di un liceo, Davide Zotti, aveva levato il crocefisso dall'aula scrivendo che «come docente non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale».

L'Osservatorio europeo ha denunciato anche veri e propri assalti ai simboli cristiani. In febbraio a Perugia un gruppo di extracomunitari musulmani ha fatto a pezzi una statuina della Madonna urinandoci sopra. Il mese prima un marocchino è stato arrestato dopo aver devastato una chiesa di Trento. A Lecce, lo scorso mese, una statua della Madonna è stata deturpata con le scritte «Dio è trans» e «preti pedofili».

Una protesta contro una conferenza pro famiglia naturale organizzata da associazioni cattoliche.