La lobby degli opinionisti: una falange armata del Pd

La conferma in uno studio: la maggioranza degli esperti di politica è riconducibile al partito. Il centrodestra scompare dai talk show. Uno sbilanciamento tutto italiano

È il segreto di Pulcinella, ma all'evidenza empirica stavolta si aggiunge una prova scientifica. La stragrande maggioranza degli esperti di politica italiani, tra autorevoli editorialisti con cattedra universitaria e giornalisti opinion maker, è dichiaratamente di sinistra. Di più, si riconosce proprio nel Partito democratico, altro che intellettuali indipendenti. La ricerca l'ha fatta Luigi Curini, professore associato di Scienza Politica all'Università degli Studi di Milano (la presenterà domattina al policy breakfast dell'Istituto Bruno Leoni di Milano, titolo: It's the ideology, stupid! Le preferenze ideologiche degli esperti di politica in Italia). Il metodo si basa sugli «expert surveys» usati a livello mondiale per ricavare la posizione ideologica politica degli esperti, chiedendo direttamente a loro. Il campione, assolutamente segreto nei nominativi, riguarda un centinaio tra docenti di scienze politiche italiani (molti dei quali poi firmano articoli su giornali o sono ospiti di talk show politici) e giornalisti. Il risultato ottenuto da Curini è schiacciante.

La curva della distribuzione degli esperti sull'asse sinistra-destra, cioè da Sel a Forza Italia e Lega Nord, vede assiepati la quasi totalità dei nostri autorevoli opinionisti sulla verticale che conduce direttamente al simbolo del Pd, il loro partito di riferimento. Pochissimi, invece, si definiscono vicini all'area politica di centrodestra, da cui conviene stare molto alla larga se si vuol far carriera nelle università ed essere accolti nei giri giusti.Una delle evidenze più marcate, nota il professor Curini, è infatti «la perdurante scarsa popolarità che idee moderate, liberali o conservatrici (ovvero, e in termini se vogliamo più generali, di centrodestra) sembrano esercitare su chi insegna politica nelle aule dell'università o su chi ne scrive e ne discute sui giornali e media. A parte il 2008, e peraltro anche allora solo marginalmente, in tutti gli altri casi le preferenze degli esperti trovano sempre un unico picco collocato a sinistra della scala ideologica».Se in generale negli altri paesi si osserva un diffusa preferenza per la sinistra tra gli esperti di politica (evidente anche negli Usa con una netta prevalenza dell'ala liberal tra i docenti universitari), l'Italia supera tutti per militanza ideologica degli opinionisti supposti super partes. Nessun Paese, passando dal Giappone e Canada fino a Germania, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna, può vantare un esercito di esperti di politica così spostati a sinistra.

Ma la nuova ricerca, ancora in corso e coperta dal segreto scientifico, del professor Curini su un campione diverso, quello dei giornalisti italiani, promette risultati ancora più clamorosi. Naturalmente sempre con lo stesso segno politico: tutti ammassati nell'area del Pd, il partito renziano che si è sempre dimostrato molto riconoscente con gli amici (vedi l'occupazione della Rai). È interessante esaminare, poi, lo spostamento (si fa per dire) degli intellettuali e politologi italiani nel decennio che ha visto la trasformazione dei vecchi Ds nel nuovo Pd. Mentre infatti il loro partito di riferimento si muove leggermente da sinistra verso il centro-sinistra, casualmente anche loro - nelle rilevazioni compiute nel 2006, 2008 e 2013 - passano dal sentirsi di sinistra al centrosinistra. Per puro caso, quindi, si ritrovano a sostenere un partito - prima Ds, poi Pd - che rispecchia esattamente la loro nuova posizione politica. Che coincidenza miracolosa.

Commenti

beowulfagate

Mer, 24/02/2016 - 09:27

C'era bisogno di una ricerca ?

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dlux

Mer, 24/02/2016 - 10:05

Ci sarebbe da fare un lungo discorso ed io ci provo a spiegarvelo. Nei miei lontani anni dell'università, quando questa era ancora una cosa seria, molto seria, chi si iscriveva a scienze politiche erano i fancazzisti o i poco dotati: era un dato di fatto, non una discriminazione. I risultati si vedono, altroché se si vedono! Non era poi troppo lungo il discorso, vero?