L'operaio Fiat 2.0: pochi scioperi e tanta carriera

Della vecchia simbolica tuta blu, le divise degli operai Fca di Melfi, il secondo impianto per importanza nel mondo (8mila addetti che salgono a 11mila considerando l'indotto; duemila i neoassunti), hanno conservato solo due striscette colorate, ai bordi e sulle maniche. Di sfumature rosse non c'è più ombra. È il nuovo volto dell'operatore alla linea di montaggio della grande fabbrica lucana, la prima nel 1993 a introdurre il ciclo di produzione integrato a stretto contatto con i fornitori, e che da allora ha (...)

(...) sfornato 6 milioni di automobili (tutta la serie Punto) e da qualche mese i modelli della svolta globale del gruppo: Jeep Renegade e Fiat 500X. E così, insieme al Lingotto, a cambiare pelle è anche la sua forza lavoro: basta ideologie e lotta dura senza paura, sempre e comunque, anche rimettendoci dei soldi in caso di sciopero. Ora l'operaio Fca, almeno la stragrande maggioranza di loro, è più concreto e proiettato al futuro: guarda al proprio reddito e alle possibilità di crescita (sia professionale sia di salario) che si possono presentare (le idee capaci di migliorare la produzione vengono premiate in vario modo dalla direzione). Inoltre, accetta di partecipare alla sfida lanciata dal Lingotto dopo le nozze con Chrysler e quella ulteriore che si prospetterà una volta che l'ad Sergio Marchionne avrà trovato il terzo partner.

A Melfi, come negli altri impianti Fca in Italia, anche l'operaio sembra guardare con interesse al modello americano, quello di contribuire direttamente allo sviluppo dell'azienda, lasciando da parte retaggi come il no incondizionato al lavoro domenicale (qui in Lucania la fabbrica funziona su tre turni, sette giorni su sette, tranne la domenica mattina dedicata alla manutenzione) e accettando quelle regole (mezz'ora di pausa pranzo o cena, tre stop di 10 minuti durante l'orario di lavoro) indispensabili per far funzionare la «macchina». Non è un caso che da qualche anno l'emorragia di iscrizioni alla Fiom, il sindacato del «no» guidato da Maurizio Landini, si sia accentuata. A essere iscritti all'organizzazione metalmeccanica della Cgil è ora circa il 2% degli operai, rispetto a una punta del 10% negli anni più caldi. «Alla fine del 2011 – racconta una tuta bianca - l'allora Rsu aveva votato a favore di un accordo sul metodo di lavoro. E a dire “sì” era stato anche l'emissario Fiom, Enzo Masini. Ma una telefonata di Landini gli impose il ritiro della firma. Per Landini fu un autogol in quanto perse subito 200 iscritti a beneficio degli altri sindacati». Ora a Melfi, come negli altri impianti, si attende che Marchionne applichi il nuovo schema retributivo illustrato ai sindacati, quello della partecipazione agli utili aziendali da parte della forza lavoro e con la possibilità, dunque, di ottenere i bonus legati ai risultati: sul piatto ci sono 600 milioni in 4 anni per aumenti salariali fino a 10.700 euro a operaio. E un altro dibattito si sta aprendo anche sulla proposta della Fismic di creare un solo sindacato, sul modello Uaw negli Stati Uniti e Ig Metall in Germania, riunendo tutte le sigle metalmeccaniche eccetto la Fiom. La Uilm punta i piedi, ma la discussione è appena cominciata. Anche in questo caso, comunque, parte ancora da Fiat una possibile svolta nelle relazioni industriali, senza il coinvolgimento di Confindustria.

Per Fca, Melfi rappresenta il primo hub italiano per l'esportazione: i 400mila modelli previsti all'anno, tra Renegade (oltre 200mila) e 500X (una linea è ancora dedicata alla Punto) raggiungeranno più di cento Paesi, Usa inclusi. «Il ruolo dell'operaio è cambiato - spiega il direttore della fabbrica, Nicola Intrevado, 52 anni, ingegnere molisano -: ora è una persona formata e preparata alle complessità cresciute. Ogni stazione di lavoro è dotata di pc tramite il quale l'operatore certifica il lavoro svolto. Sono stati eliminati i movimenti inutili. Gli obiettivi imposti dal metodo di lavoro Wcm sono: 0 difetti, 0 ritardi, 0 perdite e 0 incidenti». Ultimi ad accettare la sfida sono stati i nuovi arrivati (stipendio base 1.400 euro): età media 25 anni, 77 i laureati. Le mansioni: conduttori di linea, team leader e addetti di linea. Da agosto, compatibilmente con l'andamento del mercato, l'assunzione grazie al Jobs act.