Loris non è stato violentato La madre resta in carcere

Le perizie escludono che la vittima abbia subito abusi sessuali Il gip non crede a Veronica: «Andò al Mulino ben due volte» Trovato il suo telefonino «segreto»: lo aveva prestato a un'amica

RagusaVeronica Panarello, la mamma del piccolo Loris ucciso in modo atroce il 29 novembre, non tornerà a casa. Il gip Claudio Maggioni ha convalidato il fermo e ha accolto la richiesta di misura cautelare in carcere. L'impianto accusatorio della Procura di Ragusa ha retto. Il Gip ha condiviso la gravità degli indizi mettendone persino in evidenza alcuni aspetti. Quello di Veronica sarebbe il peggiore dei delitti, il figlicidio, commesso con «elevata efferatezza e sorprendente cinismo», con l'aggravante dell'occultamento del corpo del suo bambino. Eppure lei continua a professarsi innocente nella solitudine di una cella del carcere di Catania, sorvegliata a vista giorno e notte. Appare come un mondo parallelo quello di Veronica. Non è stato scalfito nemmeno dal fatto che nessuna telecamera di sorveglianza la riprende il 29 novembre lasciare Loris vicino alla scuola «Falcone-Borsellino». Eppure lei continua a ripetere la stessa versione: «L'ho portato a scuola». Un mantra in cui sembra credere. E non si contraddice. Non più dopo le due versioni fornite nel verbale del 29 e poi del 30 novembre, che invece differiscono in diversi punti salienti, come il percorso effettuato, le tappe, gli orari. A contraddirla, però, sono i fatti. Come quelli messi in evidenza dal provvedimento del gip. «La vettura della Panarello il 29 novembre risulta essere passata per due volte dal Mulino vecchio, la zona dove è stato ritrovato il corpo del bambino». E, ancora, la mamma «non si è trovata dove diceva di essere ed è provato che nello stesso tempo era altrove». Altra bugia, in ordine di tempo, è l'esistenza di quel cellulare «segreto» rivelata agli inquirenti dalla sorella Antonella, ma di cui Veronica non aveva fatto cenno. Anzi, aveva negato persino dinanzi al Gip. Lo aveva prestato a un'amica che aveva il cellulare fuori uso. La donna lo ha utilizzato con la sua sim. Il telefonino conterrebbe quanto Veronica aveva riferito alla sorella: foto e video di Loris. Perché Veronica non ne parla agli inquirenti? Eppure non può essersene dimenticata. Visto che ad Antonella lo aveva raccontato e aveva anche detto che non lo avrebbero trovato mai. Quasi fosse una sfida. Difficile pensare a una confidenza a quella sorella con cui Veronica non aveva mai legato. A una sorella che non andrà a trovarla in carcere e che non esclude che possa essere stata lei a uccidere in maniera tanto atroce il suo bambino. Con un complice. La pista di una seconda persona, tra l'altro, non è mai stata abbandonata dagli investigatori che attendono gli esiti degli esami sul corpicino di Loris e, adesso, anche gli accertamenti sul telefonino «segreto».

Controlli che sono in corso per conoscere il traffico telefonico in entrata e in uscita. Stando a indiscrezioni pare che, come per il cellulare di Veronica, anche questo secondo apparecchio potrebbe avere «registrato» quel 29 novembre zone d'ombra, forse le stesse che per il telefonino «ufficiale» corrispondono, nell'impianto accusatorio, ai minuti in cui Veronica sarebbe rimasta in garage a sistemare il corpicino in auto per poi disfarsene in un canale nella zona del «Mulino vecchio».

Il bambino era vestito di tutto punto fuorché negli slip. Il che farebbe supporre che qualcuno gli abbia tolto di dosso gli indumenti bagnati di pipì per via dello strangolamento. E viene il dubbio su chi possa essere in possesso di vestiti di ricambio della taglia del bambino. In serata si è appreso che secondo le prime perizie medico legali Loris non ha subito violenze sessuali né il giorno in cui è stato ucciso né precendentemente. Prende corpo l'ipotesi, anticipata da il Giornale , che l'abuso sia stato simulato per depistare gli investigatori.

Ieri la polizia Postale di Catania ha eseguito un «accertamento irripetibile» sullo smartphone che utilizzava Loris e anche sul cellulare di Veronica. Con questo ci sarebbe stato uno scambio di telefonate ridotto, per lo più con il marito, che adesso, dinanzi ai «segreti» che saltano fuori ogni minuto, dice: «Chi è stato deve pagare. Anche se è stata lei».