La macchia di petrolio fa meno paura ma i genovesi restano neri (di rabbia)

Disastro che poteva essere evitato La stagione turistica resta a rischio

Matteo Basile

Genova Le decine di persone che si affacciano curiose dal ponte sul Polcevera fin quasi a bloccare il traffico non hanno i musi lunghi che avevano fino a ieri. L'emergenza sembra definitivamente superata, il petrolio fa meno paura, l'aria è più buona e le smorfie di preoccupazione mista a rabbia lasciano spazio ad abbozzati sorrisi di sollievo. Volti più distesi anche al termine del tavolo tecnico di ieri in Prefettura. «La situazione è nettamente migliorata, grazie anche alle condizioni meteorologiche e al presidio di contenimento e bonifica», ha detto l'ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Capitaneria di porto, annunciando che gli ultimi controlli, aerei e marittimi hanno confermato che il mare della Liguria è salvo. L'allarme è passato. La rottura del tubo che collega il porto petroli di Multedo alla raffineria Iplom di Busalla, nell'entroterra genovese, ha causato la fuoriuscita di 500 tonnellate di idrocarburi che per il 90% sono state «bloccate» entro la foce del torrente Polcevera dove sono state costruite delle dighe e sono state installate «barriere oceaniche» e panne assorbenti per fermare il flusso di petrolio che minacciava di finire in mare. Un'altra parte consistente è stata recuperata e pompata via appena superate le barriere. Ci vorranno altri 40 giorni per bonificare l'area, dove gli idrocarburi hanno impregnato la terra, la sabbia e hanno causato gravissimi danni all'ecosistema. Ma la vera e principale paura riguardava le coste liguri, soprattutto alla vigilia della stagione estiva. «Dai, su, sono quattro chiazze. Le dobbiamo aggredire. Non perdiamo tempo», aveva tuonato l'ammiraglio Pettorino nei giorni scorsi. E così è stato. Il petrolio finito in mare, fortunatamente solo una minima parte, è stato quasi completamente assorbito. Merito dei mezzi di altura appositamente inviati, dei battelli con panne assorbenti e delle «spugne» approntate sul litorale per eliminare il greggio che minacciava le spiagge. Le chiazze individuate nei giorni scorsi al largo di Genova, ma anche di Savona e Imperia sono quasi completamente sparite per la gioia di tutti, in particolare degli operatori turistici che hanno vissuto con enorme apprensione questa settimana. Il lavoro di squadra ha funzionato e continuerà ancora nei prossimi. Ora inizierà quello della magistratura che ha aperto un'inchiesta per disastro colposo e dovrà accertare le responsabilità di quello che è stato sì un disastro ma che poteva conseguenze ben più gravi. Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, ha annunciato che non ci saranno sconti: «Chi ha inquinato pagherà fino all'ultimo euro. Come è già successo con la Costa Concordia».