Mafia Capitale, Luca Odevaine: "Buzzi mi dava 5mila euro al mese"

Sentito dal tribunale nel processo Mafia Capitale in corso nell'aula bunker di Rebibbia, l'ex vicecapo di gabinetto ammette di avere preso tangenti

È stato vicecapo di gabinetto nella giunta Veltroni, poi ha mantenuto il suo incarico per tre mesi nell'amministrazione di Gianni Alemanno. È Luca Odevaine che, sentito dal tribunale nel processo di Mafia Capitale, ha raccontato i suoi rapporti con Salvatore Buzzi.

Secondo quanto riporta l'Huffington Post, Odevaine riceveva 5mila euro al mese, di cui una parte in nero, da Buzzi e circa 10mila euro (che potevano arrivare a 20mila) dalla cooperativa "La Cascina". Insomma, tagenti dovute al suo lavoro di componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale (struttura creata nell'estate del 2014 ma informalmente esistente due anni prima) e di presidente della Fondazione IntegraAzione, che curava e coordinava eventi politici, religiosi e sociali.

Sentito dal tribunale nel processo Mafia Capitale in corso nell'aula bunker di Rebibbia, Odevaine ha ammesso quanto già dichiarato alla Procura nei mesi scorsi: "Venivo remunerato dal gruppo Buzzi per la mia attività di facilitatore. Semplificavo i suoi rapporti con la pubblica amministrazione. Svolgevo un funzione di raccordo tra le sue cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura, un mondo con il quale le coop faticavano ad avere un dialogo costante. Io mettevo a disposizione l'esperienza acquisita nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, conoscevo molte persone ma non è vero che io orientassi i flussi degli immigrati, non avrei potuto farlo. Il Tavolo discuteva su temi generali e non decideva".

Per quanto riguarda i soldi ricevuti dalla cooperativa "La Cascina", Odevaine ha dichiarato: "Anche in questo caso ricevevo soldi per il mio lavoro di raccordo col Ministero dell'Interno". I pm Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini hanno chiesto spiegazioni anche in merito al commercialista Stefano Bravo, anche lui sotto processo per corruzione perchè sospettato di aver curato la predisposizione della documentazione fittizia che avrebbe dovuto giustificare l'ingresso delle somme illecite nella casse della Fondazione e delle società riferibili a Odevaine.

"Era il mio commercialista personale e della famiglia, si occupava della contabilità della Fondazione - ha spiegato- A lui ogni tanto chiedevo consiglio, gli dissi che avevo soldi in contanti ma lui certe cose preferiva non saperle. Io gli presentai i rappresentanti della Cascina e poiché con questa cooperativa avevo in piedi un affare che non aveva nulla a che vedere con la questione immigrati, gli chiesi se voleva occuparsene. Cominciavo ad avere numerose attività fuori dall'Italia e avevo bisogno di una persona che seguisse le mie cose in Italia".