La mail di Giulio Regeni all'amico: "Temo che mi abbiano schedato"

Il ricercatore italiano aveva paura di essere controllato dalla polizia. Intanto, al Cairo, gli egiziani collaborano ancora poco

Una donna alla manifestazione per Giulio Regeni al Cairo

A un mese dalla morte di Giulio Regeni sulle circostanze del suo decesso si sa tanto quanto si sapeva quando il suo corpo è stato ritrovato: troppo poco. Il ricercatore italiano, dottorando a Cambridge e in Egitto per un lavoro sui sindacati indipendenti del Paese nordafricano, è stato ucciso e torturato. Da chi, o perché, rimangono domande senza una risposta.

Dal Cairo arrivano ipotesi investigative discordanti. Pochi giorni fa il ministero dell'Interno aveva avanzato l'ipotesi che il giovane italiano fosse stato ucciso per ragioni personali o per una vendetta. Una pista subito smentita dalla Farnesina, secondo cui le autorità egiziana continuano a proporre tesi "improbabili" per spiegare la morte di Regeni.

Alcuni dettagli in più sulla situazione in cui viveva il giovane italiano al Cairo arrivano dall'analisi del suo computer. In un'e-mail spedita a un amico pochi giorni dopo un'importante assemblea sindacale a cui aveva preso parte, Regeni faceva sapere che qualcuno lo aveva fotografo e temeva di essere stato schedato dalle autorità.

"Non si trattava né di un reporter né di un ambulante o un sindacalista" - cita La Stampa -. E d'altronde se la famiglia ha sempre detto che Regeni non temeva per la sua incolumità, dall'altra parte era consapevole di vivere da qualche mese in una realtà complicata e molto controllata. Temeva che la polizia lo tenesse sott'occhio.

Al Cairo ci sono, da settimane, gli investigatori del Ros e dello Sco. Poliziotti e carabinieri mandati per affiancare gli egiziani nel lavoro d'indagine, che tuttavia non hanno finora potuto fare molto. Ancora il quotidiano di Torino ricorda che elementi fondamentali come "video, tabulati telefonici, verbali" sono in mano degli egiziani, che non paiono volerli condividere.

Commenti
Ritratto di oldpeterjazz

oldpeterjazz

Ven, 26/02/2016 - 12:03

Ma come ?! Aveva timori, si sentiva in pericolo e stava ancora là ?! A Roma gli avrebbero detto: - A Regè, ma allora sei de' coccio...!!

obiettivo75

Ven, 26/02/2016 - 13:06

io credo che in ogni paese non democratico (ma anche usa e gb) operi una sezione speciale dei serv. segr. che è talmente top secret da non rispondere al governo o alla politica. Il giovane sarà stato preso da questi che non si sono fatti scrupoli ad ucciderlo torturandolo. Le prese in giro degli egiziani (droga, gay, vendette e fregnacce varie) avvalora la tesi che non contiamo nulla.