Di Maio, la legge sul conflitto d'interessi e l'incoerenza del Pd

"Lavoreremo a un calendario per il 2020: ci sarà anche il conflitto d'interessi". Così Luigi Di Maio traccia il percorso del governo per il futuro, recuperando una proposta che lasciava fuori Casaleggio. Come denunciava (anche) il Pd

"Vedo un clima positivo. Dopo la manovra mi auguro che ci siederemo a un tavolo e lavoreremo a un calendario per il 2020. A partire da salario minimo, riforma della sanità e conflitto d'interessi". Il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, in un dialogo con il Corriere della Sera traccia una linea da seguire per l'immediato futuro dettando l'agenda al Pd. Un'agenda dove riappare, per l'ennesima volta negli ultimi anni, il conflitto d'interessi. Cosa che sorprende fino a un certo punto. La proposta, infatti, rientra nei 20 punti, o meglio, nelle 20 condizioni che Giggino ha concordato con i dem per la nascita del Conte-bis.

La vecchia proposta dei 5 Stelle

Un'ossessione per la sinistra e i pentastellati che da 25 anni, in momenti diversi, urlano alla luna la loro indignazione per una legge che già c'è. L. 215/2004, "Norme in materia di risoluzione dei conflitti d'interessi". Ma non basta. Sistematicamente, l'idea di una nuova legge fa capolino tra i banchi giallorossi. L'ultima volta era successo nell'aprile di quest'anno, quando Di Maio aveva promesso: "Domattina presentiamo la legge sul conflitto di interessi". Il testo, a prima firma del deputato Anna Macina, prevedeva "regole di incompatibilità per i soggetti titolari, anche per interposta persona, di patrimoni immobiliari o mobiliari oltre i 10 milioni di euro o che abbiano partecipazioni superiori al 2% in imprese con diritti esclusivi, monopoli, radio tv, editoria, internet o imprese di interesse nazionale".

A cui aggiungere l'idea di un "periodo di attesa", dopo la cessazione del mandato prima che possano "svolgere attività di rappresentanza di interessi, per parlamentari, membri del governo e consiglieri regionali", estendendo la regola anche a "quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica", come i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato.

Quando il Pd denunciava il conflitto d'interessi di Casaleggio

Sempre a maggio, anche il Pd aveva presentato la sua proposta sul conflitto d'interessi. Digitale. L'attuale ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, spiegava: "È evidente il conflitto di interessi in cui si trova Casaleggio associati che controlla Rousseau e controlla mezzo Parlamento e più di mezzo governo. Sarebbe in conflitto di interessi e sarebbe anche sanzionabile. La nostra norma - continuava Boccia - prevede che se le piattaforme appartengono a partiti politici devono essere open source e con algoritmi trasparenti. Il non rispetto di queste norme comporta l'ineleggibilità a meno che non si lasci la guida di queste società tre anni prima di candidarsi. È un conflitto di interessi macroscopico". Quindi la precisazione: "Noi non ce l'abbiamo con Casaleggio", ma "faccia business oppure diventi capo politico e adotti una piattaforma open source".

L'attacco di Forza Italia contro i 5S

Applausi. Che, sei mesi dopo, stridono di fronte al riposizionamento del Pd. Ora amico dei grillini, al punto tale da essere alleati di governo, concordi sulla necessità di intervenire una volta per tutte sui conflitti d'interessi. E indifferenti sui propri, soprattutto il Movimento 5 Stelle. Lo aveva spiegato bene il deputato di Forza Italia, Deborah Bergamini: "Il M5S vuole modificare la legge sul conflitto d'interessi, varata dal governo Berlusconi nel 2004, ma il primo conflitto d'interessi su cui dovrebbe legiferare è proprio il suo", dato che "il Movimento, infatti, è controllato da una società privata che impone ai suoi parlamentari l'agenda di governo tramite l'utilizzo di una piattaforma digitale. Il sistema di gestione di Rousseau solleva una serie di dubbi e preoccupazioni sul metodo e la trasparenza dell'esercizio democratico". Praticamente la stessa cosa detta dal Pd ai tempi del governo gialloverde.

Brescia (M5S): "A breve il testo base della legge"

Ma i 5 Stelle tirano dritto. Il 7 novembre Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, dichiarava: "Dopo aver raccolto i contributi istituzionali di Anac e Antitrust, si è aperta oggi una nuova fase del ciclo di audizioni sulle proposte di legge sul conflitto d'interessi. Anche associazioni e realtà della società civile sono state chiamate in commissione per scrivere insieme una nuova legge. Abbiamo ascoltato l'associazione 'Riparte il Futuro' che in due mesi ha raccolto più di 15mila firme per chiedere al Parlamento un intervento chiaro e efficace. Dal loro impegno arriva la spinta per superare i fallimenti del passato e frenare la corruzione". Poi la "minaccia": "Nelle prossime settimane ascolteremo anche Transparency International e altri esperti. Le audizioni termineranno entro la fine di novembre e in tempi brevi sarà presentato il testo base".

E il Pd cosa dice?

Commenti
Ritratto di bandog

bandog

Mer, 20/11/2019 - 17:22

2020?????uuaaahhuauuuahhhhhuuhahhhhhhh

gigi0000

Mer, 20/11/2019 - 17:43

Come per lo ius soli, anche il conflitto d'interessi non parrebbe il problema principale del popolo italiano. O tale considerazione vale sempre e solo per gli altri?