Una mamma può essere cattiva anche se gli italiani lo rifiutano

Quello dell'istinto materno è uno stereotipo. L'amore sta nel non considerare i figli oggetti

di L'istinto materno non esiste. Quello paterno anche meno. Genitori non si nasce: si diventa. Esiste invece l'amore, paterno o materno, quando la parola amore è ricca di indispensabili contenuti: responsabilità, rispetto, affettività, ma anche capacità di considerare i figli soggetti da formare, per renderli autonomamente capaci di affrontare la vita, e non oggetti, da possedere e manipolare per le esigenze della propria vita. Dunque non tutti i genitori esprimono amore ai figli. Anzi.

La cultura italiana è fondata, invece e purtroppo, sullo stereotipo dell'«amore» incondizionato di qualsiasi mamma e di qualsiasi padre; come fosse un dogma inoppugnabile. Tale da provocare sconcerto quando viene smentito da delitti nei quali indagati sono proprio il padre o la madre.

Di padri assassini, e addirittura sterminatori dell'intera famiglia, ne vediamo quasi ogni giorno e per loro invochiamo il carcere a vita; per le madri assassine invece è stata allestita un'apposita struttura psichiatrica specializzata a Castiglione delle Stiviere. Perché i padri vanno in carcere per omicidio e le madri a curarsi la psiche? Perché ripugna forse alla coscienza sociale poter credere che una madre sia cattiva invece che malata. La madre che sopprime il figlio, secondo questo modo di pensare, può essere solo fragile o psicopatica. Il padre, la maggior parte delle volte, un feroce giustiziere del cosiddetto onore familiare.

Se solo pensiamo alle madri che buttano i figli nel cassonetto o che li sfruttano per denaro a favore di pedofili e pervertiti, ma anche a quelle che li strumentalizzano per vendetta o per pietire elemosine più lucrose, non possiamo che rassegnarci all'idea della indiscutibile esistenza di mamme cattive. Al di là di ogni tabù. Non malate, ma proprio cattive, perché prive di considerazione della soggettività e umanità dei propri figli.

Mamme che, nella gerarchia dei valori, mettono al primo posto il proprio «onore» sociale, l'interesse, comunque sia se stesse: giudicano il figlio un addendo facoltativo, nella vita programmata, uno strumento, un'opportunità. Mai una persona. Sovente, appunto, un ostacolo da sopprimere. Senza panico e senza vergogna, ma con determinazione; spesso improvvisa, ma sempre lucida e organizzata.

Tutta Italia sta provando disorientamento, angoscia e terrore per la madre di Loris, ora indagata per la possibile uccisione dei figlio. Molta gente la vuole colpevole, forse per esorcizzare mostri interiori e paure ancestrali. Bisognerebbe avere il coraggio di seguire gli indizi a disposizione, senza avere il filo conduttore della sua «fragilità»; inquadrando invece i possibili atroci eventi nella cornice della capacità di intendere e di volere di questa donna. Le contraddizioni nei suoi racconti, così come riferite dai media, che meglio sarebbe appunto definire menzogne opportunistiche, portano a una sola conclusione: se questa donna ha mentito (non eufemistiche «contraddizioni» o approssimative «incongruenze», dunque) sta nascondendo qualcosa o qualcuno. Lo scudo di bugie, sempre e per forza, nasconde una verità maleodorante. Anche in questo caso. Sarebbe perfino meno atroce se dietro la corazza difensiva ci fosse il proprio delitto, anziché quello di un altro. Se, cioè, questa donna avesse soppresso il figlioletto per tutelare il proprio onore, sarebbe meno grave che se avesse voluto salvare la figura vile di un pedofilo o di un amante clandestino.

Dobbiamo per forza restare nel campo delle ipotesi, anche le più truci, perché nulla conosciamo degli atti processuali, se non le «indiscrezioni» che provengono da fonti investigative o le «smentite» rilasciate dagli attivi «avvocati di famiglia». Le uniche certezze a disposizione, a parte la fine orrenda di un bimbo legato, strangolato e buttato ancora vivo, sono costituite dai documenti tecnologici (video e tabulati) che smentiscono puntualmente il racconto della madre. E che portano, se confermati, a una risolutiva realtà: la madre mente.

Una madre che sente e dimostra l'amore materno, in ogni caso, non lascia solo il figlio quando è in vita e non alimenta di menzogne il mistero della sua morte. Una brava mamma accudisce il figlio e gli rende onore con la verità. Sempre. A qualsiasi costo. Diversamente, è una mamma molto cattiva. Che non merita compassione, ma la severissima giustizia. Nel nome della legge, ma anche del dovuto, e malamente tradito, amore materno.

Commenti
Ritratto di Sergio Sanguineti

Sergio Sanguineti

Mer, 10/12/2014 - 14:29

...Ma questo stereotipo crea danni enormi, tali da inebetire anche loro eccellenze, i sigg.ri magistrati. Con un tipo similare ho avuto a che fare io: oggi defunta da 5 anni, sarebbe stato "interessante" vedere che cosa è stata capace di fare ai miei danni ed a quelli di mio figlio tra le mura di casa, spalleggiata da sua figlia, a lei IDENTICA per trascorsi familiari e, oggi, resa "tutrice" di mio figlio! Sì! Uno dei tanti casi preannunciati, quantunque - DAI MAI CREDUTI PADRI - ben rimarcati ai sinistrosi malfidenti "operatori del sociale" ed ai soloni giudicanti minorili!... Io attendo sulla riva del fiume...