Meno bamboccioni, ma "partire" resta un tabù

Giovani italiani poco flessibili: chi vive nei Paesi più ricchi è disposto a trasferirsi con più facilità

Roma - La retorica dei «bamboccioni» (o come li chiamava l'ex sottosegretario Michel Martone «sfigati») non è più trendy come un tempo. Eppure la statistica continua a confermare una realtà sotto gli occhi di tutti: ancora molti ragazzi italiani non sono disposti a spostarsi all'estero per ottenere migliori condizioni di lavoro. È quanto emerge dal Global Talent Survey , una ricerca su un campione di oltre 200mila intervistati in tutto il mondo (circa 6mila in Italia) condotta dalla società di consulenza The Boston Consulting Group e da The Network, associazione che riunisce le principali aziende di selezione del personale.

Come detto, il nostro Paese si colloca nei bassifondi della classifica: poco più del 50% del campione ha risposto affermativamente. A farle compagnia ci sono altri Paesi a forte connotazione familistica della società come Argentina, Grecia e Spagna. La situazione macroeconomica, infatti, non è un fattore discriminante: se è vero che in Germania, Usa e Gran Bretagna c'è ancora minore propensione a spostarsi rispetto all'Italia, è altrettanto vero che in il 94% dei francesi e degli olandesi sarebbe felicissimo di lavorare all'estero se ciò comportasse un reddito migliore. Eppure a Parigi e Amsterdam non si sta certamente peggio di Roma. Lo stesso discorso vale per i cittadini degli Emirati Arabi Uniti, nazione tra le più ricche al mondo.

La vicinanza a casa è comunque una condizione necessaria anche per gli italiani che sarebbero disposti a emigrare. A differenza della maggior parte dei Paesi sviluppati, non è l'America la terra promessa dove cercare fortuna, ma la meno distante Gran Bretagna. Gli Stati Uniti vengono solo al secondo posto. In terza e in quarta posizione ci sono la Germania e la Francia. Le economie emergenti come Russia, Brasile, Cina e India sono agli ultimi posti. Fanno eccezione l'Australia (quinta posizione) e il Giappone (settimo). Forse la spiegazione sociologica della minore propensione a lasciare casa risiede nel fatto che per gli italiani un compenso attraente non è tra i fattori principali di scelta. Ciò che conta di più è che il proprio lavoro sia apprezzato, che ci siano possibilità di fare carriera e che si possano avere buoni rapporti con i superiori. Obiettivi non facilmente raggiungibili altrove per una popolazione in età lavorativa che, in media, ha una vera idiosincrasia per le lingue straniere.

La ricerca di The Boston Consulting Group sorprende anche dal lato inverso. Nonostante la crisi economica perenne, infatti, l'Italia continua a essere una delle destinazioni lavorative più apprezzate nel mondo. Si piazza, infatti, al nono posto con il 25% delle citazioni dietro la Spagna (26%) e prima della Svezia. Il nostro Paese si classifica quasi sempre come sesta o settima meta preferita tra i lavoratori delle altre nazioni industrializzate, eccezion fatta per gli statunitensi che la vedono come quarta migliore nazione dove avere un'esperienza lavorativa. Analogamente, tra le città ideali dei lavoratori, al decimo posto, figura Roma (3,5%). Lontanissima dalle prime tre (Londra, New York e Parigi), ma prima di Los Angeles, Tokyo e San Francisco che offrono sicuramente più potenziale di business. Certo, la Capitale piace in tutto il mondo e poi che ne sanno all'estero dell'esistenza di un tal Ignazio Marino?

 

Commenti

cgf

Mer, 08/10/2014 - 10:34

all'estero, sopratutto nei paesi anglosassoni ed in Asia, ci sono giovani che usciti dall'università sono disposti a lavorare gratis in certe aziende per DIMOSTRARE IL PROPRIO TALENTO e poi essere assunti. Molti dei ns credono di sapere già tutto ma in realtà non sanno nemmeno parlare inglese, conosciuto un ragazzo che ha pianificato voli low-cost x quasi tutti i weekend per otto mesi ed è partito davvero, dormiva negli ostelli, ha trovato lavoro come lavapiatti e/o cameriere. Denigrante? lo ha fatto con il solo scopo di imparare l'inglese sul posto, alla fine costava meno che prendere lezioni in Italia con risultati nettamente superiori, ora, trentacinquenne, è direttore della filiale europea di una società americana, il suo ufficio è ad Amsterdam. Pochi conoscono la storia di Jack Ma, quello di alibaba che come vendite on line oggi supera amazon+ebay messi insieme, non potendo viaggiare faceva da guida ai turisti aggratis con il solo scopo di imparare l'inglese.... invece in giro, non solo in vacanza, senti persone che non solo sbagliano le pronunce, lasciando basiti gl'interlocutori, scambiano gli aggettivi per avverbi, s'inventano le parole e, sentire loro, sono bravissimi in inglese perché a sQuola... ma sentendoli parlare pare che abbiano avuto più o meno prof come la mia alle superiori, la prof d'inglese ci parlava molto di più del 68 che di Londra. Il top mi capitò un paio d'anni fa a NYC alla reception di un hotel, un gruppo di giovani Italiani, dal momento nessuno li capiva quando loro 'parlavano perfettamente inglese', pretesero di parlare con qualcuno che parlasse itaGliano perché non capivano l'aMMeriCCano", nemmeno gli aMMeriCCani capivano loro. Risparmio il seguito.

Giovy99

Mer, 08/10/2014 - 11:06

I bamboccioni esistono anche perché il matrimonio è diventato una fregatura...per i maschi...

Ritratto di fritz1996

fritz1996

Mer, 08/10/2014 - 16:12

Non vedo perché desiderare di vivere, lavorare e magari morire nel proprio paese sia ritenuta una cosa così infame: soprattutto visto che, come l'articolo è costretto ad ammettere, l'Italia è meta molto ambita per lavorarci. Certo, data anche la pessima qualità media della scuola anglosassone (non parlo ovviamente delle università di élite), per certi paesi è molto, molto conveniente che ci siano giovani italiani, professionalmente qualificati (a spese del nostro paese), costretti dalla mancanza di lavoro a trasferirsi lì.

michele lascaro

Mer, 08/10/2014 - 17:28

Guardi, De Francesco, che all'estero (Pittsburgh-USA) lo conoscono molto meglio che in Italia. Se a Roma l'avessero conosciuto altrettanto bene, Marino se lo sarebbe sognato il posto di sindaco!