Dopo il metodo Buzzi le preferenze per il Pd non sono più primarie

Il metodo Buzzi è una mannaia sulle preferenze

Salvatore Buzzi, braccio destro di Massimo Carminati nella cupola affaristica romana

Il metodo Buzzi sta mettendo in crisi tutte le certezze del partito delle preferenze. Ormai tutti hanno capito che le primarie non sono il toccasana della politica che arriva dal basso e sulle preferenze è meglio ripensarci, perché lo scandalo romano dimostra che poco è cambiato dai tempi di Lauro, l'armatore napoletano e monarchico che non fidandosi dei suoi simili comprava i voti con le scarpe, una prima del voto, l'altra dopo, perché «qua nessuno è fesso».

È così che in barba ai consigli della Corte costituzionale molti si chiedono se sia davvero il caso di rinunciare ai «nominati». I partiti non sono una garanzia di onestà, ma se l'alternativa sono i «mister preferenza», quelli scelte da associazioni in odore di criminalità allora meglio resuscitare il «Porcellum» doc. A Roma, e non solo a Roma, della democrazia è stata fatta carne di porco. Questo è il triste sospetto.

Non c'è in fondo da restare troppo sorpresi. Quando il favoloso Batman, al secolo Franco Fiorito da Anagni, conquistava alle regionali migliaia e migliaia di voti qualcuno si è chiesto quale fosse il segreto del suo successo. Il fascino? L'eloquenza? La rettitudine? Il carisma? La dignità? La bellezza? Nulla di tutto questo. Basta chiedere in Ciociaria, la terra di «a fra' che te serve» per avere la risposta: i favori. Fiorito non aveva elettori ma clientes . Dava soldi pubblici, posti di lavoro, appalti, aiutini. E diceva: così fan tutti. E qui non siamo ancora al peggio.

Le mafie, si sa, gestiscono le preferenze, al Sud e ormai anche al Nord. È davvero il caso di lasciare la democrazia nelle mani di picciotti e delinquenti?

Il dubbio che le primarie fossero inquinate c'era già prima che si aprisse il marcio del Cupolone. Nel Pd adesso fingono di avere scoperto che troppi italiani si comportano in cabina elettorale con lo stesso criterio con cui vanno al supermercato. Ma già nel 2011 i democratici furono costretti ad annullare le primarie napoletane per brogli, commissariando il Pd partenopeo con l'attuale Guardasigilli, Orlando.

Purtroppo la regola diffusa è: vuoi il voto? E che mi dai in cambio? L'affare funziona. Ora - a leggere le intercettazioni - è quasi certezza. Con gli stessi militanti che denunciano di aver visto signore al seggio a cui regalavano buste della spesa. Con le carovane di zingari felici. In questa democrazia ci si vende per poco. L'alternativa secca può non piacere, ma la questione è tutta qui: è meglio fidarsi dei partiti o dei Buzzi e Fiorito? All'Italicum l'ardua sentenza.

 

Commenti

eloi

Gio, 11/12/2014 - 19:01

Di Pietro il prossimo Re al Quirinale. No! Mi sono sbagliato, comprerebbe tutto il Molise

squalotigre

Gio, 11/12/2014 - 19:40

Ma se ci sono brogli nel voto, quello vero, quello che dovrebbe essere controllato, come si può pensare che non ci siano brogli in primarie gestite in maniera artigianale i cui esiti, anche se taroccati non comportano alcun reato? E se sono stati taroccate le primarie che hanno indicato Marino candidato del PD, perché non è ipotizzabile che ci siano stati altrettanti brogli per la designazione di Renzi, di Pisapia e di tutti gli altri candidati del PD? Perché non si vuole capire che le primarie non previste dalla costituzione e quindi senza alcun valore sono solo il fumo negli occhi per dare legalità a manovre oscure e talvolta criminali?

jeanlage

Gio, 11/12/2014 - 22:42

Siccome le facevano loro, che sono i perfetti, le primarie erano il metodo corretto e volevano imporlo per legge a tutti gli altri. Che penosi pagliacci!