Mondadori si veste di luce per celebrare i suoi 110 anni

Il palazzo progettato da Niemeyer viene illuminato dall'artista Mario Nanni: un racconto di led e musica

Le oche, le anatre e le carpe giapponesi, impassibili, dentro e attorno il laghetto artificiale, continuano a fare rappresentanza, in disparte. Gli ospiti della festa per la nuova illuminazione di Palazzo Mondadori - sono un migliaio, e per chi non c'è, c'è la diretta Facebook -, tra il sorpreso e il meravigliato, alzano gli occhi, scattano selfie e brindano. Auguri. Mondadori compie 110 anni.

Benarrivati a Segrate, Milano, capitale dell'Italia editoriale: il palazzo progettato dall'architetto brasiliano Oscar Niemeyer al quale le archistar dell'architettura contemporanea facevano orrore, «perché hanno smarrito il senso della bellezza», colora di una nuova luce la propria.

Angurie, arrosticini, chiacchiere e Prosecco. «Non c'è niente da fare... È un building simbolico». «Hai ragione, non invecchia». «Ma lo sai che è stato il primo open space d'Italia?».

Ore 21.16, è il tramonto: va in scena la nuova illuminazione dell'artista Mario Nanni, il «maestro». Oggi è la prima volta. Sarà così per sempre. Tecnicamente si chiama «Intervento di restauro artistico permanente dell'illuminazione di Palazzo Mondadori». Scenograficamente è un racconto di led e musica, immagini e poesia che trasforma l'edificio di Oscar Niemeyer in un'enorme tela sulla quale la luce dipinge lo scorrere del tempo, offrendo una nuova visione della sua architettura nelle ore notturne. Titolo della performance permanente: Sospeso, leggero ma non troppo.

Dalla tangenziale, dall'Idroscalo, dall'aeroporto di Linate, da Forlanini, fino là giù in fondo a Milano, dalla cima dei grattacieli che salgono dal centro della città, il Palazzo di Oscar Niemeyer - sospeso, leggero, ma non troppo - ora, illuminatissimo, lo vedono tutti. Ex Segrate lux.

Le luci sono meravigliose, l'opera è totale, la Natura è arte è l'Arte natura. La grande festa è un regalo della Mondadori per i suoi dipendenti. Nessun autore. Per scelta. È la festa di famiglia: ci sono i traduttori, i lettori, gli editor, i giornalisti dei periodici, i direttori editoriali, i grafici, i digital... Ma in fondo lo spettacolo è per l'intera Milano. Palazzo Mondadori stasera è leggero come sempre, ma sembra più maestoso.

Maestoso e leggero, Palazzo Mondadori è il figlio architettonico del «Palácio Itamaraty», il Ministero degli Esteri completato da Oscar Niemeyer a Brasilia nel 1964, e che Giorgio Mondadori, figlio del fondatore Arnoldo, guardò ammirato da vicino. Per la sede della sua Mondadori, che sognava fosse funzionale, spettacolare, tecnologica e moderna, volle qualcosa di simile. Niemeyer, con l'aiuto degli ingegneri e delle aziende costruttrici italiane, un'eccellenza nel mondo a quel tempo, regalò al Re dell'editoria il suo tempio. Un edificio monumentale di 18mila metri quadri con una struttura centrale di cinque piani agganciati alla copertura tramite tiranti e cavi, come sospesi, e le ventitré arcate per gli uffici e le redazioni, a cui si contrappongono due corpi bassi che emergono da un velo d'acqua, in mezzo a un grande parco.

L'idea era un'architettura che non avesse bisogno di insegne, capace di imprimersi nella memoria. Così è stato. Si chiamano edifici-icona. Di proprietà delle Assicurazioni Generali e casa della Mondadori dal 1975, il «Palazzo» di Segrate lo (ri)conoscono tutti. Eccole, le magie dell'arte.

Autan a fiumi, catering sontuoso e musica lounge. Le code agli Ape-car gialli dello street food sono lunghe. Alcune mise delle signore troppo corte. Ma il party è elegantissimo. C'è Marina Berlusconi, ci sono tutti i vertici della Mondadori: Enrico Selva Coddè, Ernesto Mauri, Gian Arturo Ferrari... Sta per arrivare anche il governatore Maroni.

Stasera - nel giorno del solstizio d'estate, la più corta dell'anno - la serata è lunghissima e magica. Al cemento armato e alle vetrate si aggiunge una luce artificiale che sfrutta lo specchio dell'acqua e trasforma le cose. Le arcate si trasformano in bifore, l'intero edificio un parallelepipedo galleggiante, e gli spettatori, in mezzo, diventano a loro volta attori. Lo spettacolo - un dialogo tra architettura, luce, acqua e fuoco - dura precisamente trenta minuti: ai ventitré pilastri della lunga facciata corrispondono altrettanti minuti di alternanza tra toni caldi e toni freddi della luce, a cui Mario Nanni - il «maestro» che ha illuminato il Mosè di Michelangelo nella chiesa di San Pietro in Vincoli e il Palazzo della Civiltà italiana all'Eur di Roma - ne ha aggiunto uno, il ventiquattresimo, una meridiana di luce che completa la ritmica composizione dell'edificio. Poi sei minuti di pausa, durante i quali la luce rimane accesa per valorizzare l'edificio nella sua interezza, nell'incanto della notte. Poi si ricomincia. E alle ore 24, il Palazzo entra in un a fase di quiete luminosa: si deve rispettare il volo aereo sopra il vicino aeroporto di Linate. Mi fa volare.

C'è tutto, stasera. Architettura, paesaggio, fasi solari, luce, ombra, acqua, scenografia.

La notte del solstizio è una notte speciale. Si entra nel segno del Cancro. «La cui costellazione - sussurra Mario Nanni - diventa un grande fuoco che rischiara la notte, con un'immagine del Palazzo unica e irripetibile».

Appunto.