"Il mondo è più pericoloso per colpa sua"

Mosca attacca dopo l'annuncio del ritiro dal trattato Inf. Oggi Bolton vede Putin

Dopo l'annuncio choc di Donald Trump («Siamo pronti ad abbandonare l'intesa con la Russia sui missili a medio raggio per rispondere alle sue violazioni del trattato») è cominciata ieri la cruciale visita di due giorni a Mosca di John Bolton. Il baffuto «falco» consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale vedrà oggi il presidente russo Vladimir Putin dopo i suoi incontri preparatori di ieri con il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e con il suo omologo Boris Patrushev.

Al Cremlino Bolton porta la linea dura che Trump ha concordato con i suoi generali: a differenza di quanto fece Barack Obama, la sua amministrazione intende impedire a Mosca di trarre vantaggio strategico dalla violazione più o meno patente del trattato «Inf» e la Russia reagisce tutto sommato con misura, denunciando «l'avventurismo americano» che crea «un mondo più pericoloso» e spiegando con Lavrov che si risponderà a decisioni e non ad annunci. A uno sguardo superficiale potrebbe sembrare la risposta della Casa Bianca al grido di dolore degli alleati dell'Europa orientale - Polonia in testa - che chiedono protezione di fronte alle crescenti provocazioni militari russe ai loro confini. Ma la verità è molto più complessa. Denunciando il trattato del 1987 sui missili nucleari a medio raggio schierati in Europa, Trump guarda certamente alla Russia, ma pensa altrettanto certamente alla Cina. Slegandosi le mani dal trattato Inf, infatti, Washington potrà dedicarsi a compensare la forte crescita militare di Pechino, con cui ha aperto un confronto già molto teso nel Mar Cinese Meridionale.

È un fatto che Trump e i suoi generali sono più preoccupati della Cina che della Russia e dell'Europa, ma proprio per questo esiste il rischio da parte del presidente americano di una sottovalutazione delle ricadute di uno strappo con Mosca in ambito militare. Ricadute che sono state enfatizzate soprattutto dalla Germania, che teme di vedere sconvolto un equilibrio che garantisce le sue frontiere da trent'anni senza più minacciare (come accadeva prima del 1987) di trasformare l'Europa nel tragico campo di battaglia di una guerra nucleare tra russi e americani.

Il vero rischio, non solo a livello militare, ma anche e soprattutto politico, è che lo strappo metta a nudo e magari accentui le fratture all'interno dell'Europa: da una parte i più fedeli alleati degli Stati Uniti (Regno Unito, Polonia e la maggior parte dell'Est), dall'altra i Paesi dove più forte è il peso dei sovranisti (a partire dall'Italia) e quelli, come la Germania, dove più forte è il rischio che l'opinione pubblica si ribelli al ritorno sotto rinnovate spoglie della temutissima guerra fredda.

Tutto questo - confida Putin - potrebbe giocare a favore della vecchia e collaudata (risale all'epoca sovietica) strategia di Mosca in Europa: dividere l'Ue per guadagnare influenza e spaccare la Nato allontanando gli europei dagli americani. Obiettivo finale è la rinuncia dell'Europa alla protezione nucleare americana e la sua messa sotto la tutela del Cremlino.

Sarà, ovviamente, una partita lunghissima. Nella quale Trump non mancherà di sfruttare la situazione per tornare a chiedere a Berlino e agli altri alleati europei di pagare di più per la difesa comune sotto l'ombrello Nato. Lo stesso Trump che l'11 novembre a Parigi incontrerà Putin alle celebrazioni per i cento anni della fine della Prima Guerra Mondiale: chissà cosa si diranno in quell'occasione perfettamente simbolica.