'Ndrangheta e politica: Expo di nuovo in manette

Milano C'erano le armi e le minacce. C'erano tre proiettili in busta recapitati alla direttrice del carcere di Monza, colpevole di non «alleggerire» la detenzione di un affiliato, e l'auto bruciata a un vigile urbano, reo di aver steso un rapporto che era costato a un boss la semi-libertà. C'era il padrino, che a 80 anni suonati muoveva i fili dagli arresti domiciliari e cercava - senza riuscirci - di procurare voti a un consigliere comunale di Forza Italia. C'erano i politici e la «zona grigia» su cui la criminalità organizzata poteva contare. E c'erano, soprattutto, gli affari. Quelli che le famiglie di 'ndrangheta continuano a fare in Lombardia. Affari immobiliari e appalti nelle grandi opere, con un occhio su Expo 2015. E così, ieri, sono scattati nuovi arresti. Tredici le persone raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare, nell'indagine coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e condotta dai carabinieri del Ros.

In cella, dunque, sono finiti Antonio Galati, il figlio Giuseppe e altri affiliati della famiglia che faceva riferimento alla cosca Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, e che avevano ramificazioni nelle province di Milano, Como e Monza-Brianza. Erano i Galati a gestire il giro di estorsioni, armi, riciclaggio e intestazione fittizia di beni in Lombardia. Ma in carcere è andato anche Luigi Addisi, ex consigliere comunale di Rho eletto nelle liste del Pd, imparentato con l'anziano boss Pantaleone Mancuso. Ed è anche da questa insolita parentela che sono partite le indagini. Dalle trasferte in Calabria del politico lombardo, che secondo la Procura avrebbe fornito il proprio appoggio alla cosca perché il Comune di Rho dichiarasse edificabile un'area su cui la cosca aveva «investito» 300mila euro. E che i boss ci tenessero, lo fa capire lo stesso Addisi in un'intercettazione telefonica: «Se non chiudiamo - dice - io me ne vado in Argentina e non torno più». Due ditte della famiglia Galati, poi, erano riuscite a ottenere un subappalto per la realizzazione della Tangenziale esterna di Milano, infrastruttura connessa a Expo 2015.

C'è, infine, quello che gli inquirenti chiamano il «capitale sociale» della criminalità organizzata, o «borghesia mafiosa», secondo una definizione della Cassazione. Commercialisti, faccendieri, imprenditori, un funzionario dell'Agenzia delle entrate. Un intero mondo che continua a fiancheggiare le cosche. Così come amaramente constata la Boccassini: «Nulla cambia».