Il neo capo delle tute bianche sostiene il primo cittadino

Padova - Sono tre le anime dei centri sociali a Padova. C'è quello storico, il Pedro, che l'anno scorso ha compiuto trent'anni. Fondato il 7 ottobre 1987 da un gruppo di studenti capeggiati da Luca Casarini, all'epoca giovane universitario. Casarini, appunto, rispuntato l'anno scorso come segretario regionale di Sinistra Italiana in Sicilia. Il Pedro è stato il primo centro del Nordest, seguiva le orme del Leoncavallo di Milano e de El Paso di Torino. La sua sede è un vecchio deposito Agip in via Ticino, un'area comunale. Varie volte si è parlato di sgombero, ma dopo 31 anni sono ancora lì. Poi c'è il collettivo politico Gramigna, ora diventato Marzolo occupata e il BiosLab collettivi studenteschi. Il Gramigna da anni occupa abusivamente una ex sala mensa dell'Università degli Studi di Padova. Nel 2014 uno sgombero, poi gli attivisti tornarono dentro. Ora ci vivono, hanno piantato giacigli e letti. Odiano i giornalisti e dal 2016 al 2017, hanno saputo far leva sulle disgrazie della gente: assistevano tutte le persone sfrattate. In ogni luogo dove ci fosse uno sfratto c'erano loro. Quelli del Gramigna non vanno d'accordo con il Pedro: si odiano. Il BiosLab invece, a cui capo c'è un iraniano, si trova in un locale dello stabile dell'Inps, in via Brigata Padova. Anche questo occupato. A differenza del Gramigna, questi sono studenti e la alleanza con il Pedro gli viene anche bene. Il Pedro ora ha un problema di leadership, un vuoto di potere che li ha fatti confluire verso il famoso centro Rivolta di Marghera. Tanti leader si sono succeduti dopo Casarini, come Max Gallob e Sebastian Kohlsheen. Kohlsheen, non più leader oggi, che guarda caso è attivo in Coalizione Civica, una di quelle liste che sostiene l'attuale sindaco di centrosinistra, Sergio Giordani.