Obama ha il record di espulsi. Il buonista batte anche Bush

Le cifre dimostrano l'ipocrisia di chi chiama razzista l'attuale presidente Usa: agisce nel solco del passato

Tutti contro il «mostro» Trump, che chiude le porte a chi arriva da sette Paesi islamici a rischio terrorismo e vuole cacciare i poveri immigrati. Peccato che almeno quattro di queste nazioni fossero già inserite in restrizioni speciali firmate dal presidente Barack Obama. Non solo: il predecessore di Trump alla Casa Bianca è stato il campione indiscusso di espulsioni di immigrati irregolari, quasi due milioni e mezzo, ancora più dell'era Bush. Ma nessuno ha fiatato. E come ospitalità ai siriani, oggi difesi a spada tratta per attaccare Trump, Obama ne ha accolti fino al 2015 una media di 376 all'anno. Numeri ridicoli se teniamo conto che in Italia, dove i siriani non arrivano più, negli ultimi dodici mesi hanno fatto domanda di asilo politico in 1581. Solo con l'arrivo in Germania di un milione di rifugiati lungo la rotta balcanica il premio Nobel per la pace, che sedeva alla Casa Bianca si è messo la mano sul cuore autorizzando l'ingresso di 13mila siriani.

Per l'orchestra finto buonista, che vede Trump come il diavolo, i fatti contano ben poco. Niels W. Franzen, direttore dell'Immigration clinic della University della South Carolina aveva smontato in tempi non sospetti l'aureola della Casa Bianca democratica. «La presidenza Obama è stata una delle più severe - ha sostenuto in un'intervista alla Stampa dello scorso novembre- con oltre 2,5 milioni di deportati dal 2009 al 2015». Tutti immigrati considerati irregolari e sbattuti fuori dagli Usa o fermati all'arrivo. La maggioranza del 66,5% era composta da messicani. Dal 2009 al 2015, Obama, il buon Samaritano, ha espulso esattamente 2 milioni e 427 mila persone. Il repubblicano George W. Bush ne aveva rimandate a casa 400mila in meno. Il bello è che mancano i dati completi del 2015 e 2016, che farebbero veleggiare Obama oltre i 3 milioni di clandestini cacciati. Circa il 43% di quelli che vengono espulsi hanno precedenti penali, ma se Trump dice in campagna elettorale che vuole far sloggiare dagli Stati Uniti 2-3 milioni di irregolari, come il suo predecessore, tutti gridano al nuovo Hitler.

Stessa musica per il bando all'ingresso negli Stati Uniti da sette Paesi islamici firmato dal nuovo presidente. Ieri si sono mobilitati l'Onu, l'Unione Europea, la Lega islamica, gli imam di mezzo mondo, compresi quelli di casa nostra, i social network, i giornaloni e la grancassa delle tv. Le schiene dritte in servizio permanente effettivo, che subito hanno sottolineato l'assenza dell'Arabia Saudita adombrando oscuri interessati privati di Trump, non si sono neppure chieste da dove fosse spuntata la lista nera. Ben 4 Paesi all'indice, Iran, Iraq, Siria e Sudan erano già stati inseriti da Obama nel Terrorist Travel Prevention Act del 2015. E riconfermati nella legge più importante degli Usa, il Consolidated Appropriations Act 2016. Chi voleva andare negli Stati Uniti da questi Paesi doveva sottoporsi ad una serie di controlli ulteriori per il visto, a cominciare da un colloquio-interrogatorio negli uffici diplomatici americani. In molti casi un modo per rifiutare l'ingresso negli Usa. Trump ne ha aggiunti altri tre, Somalia, Yemen e Libia dove neppure ci sono ambasciate e consolati Usa per farsi «intervistare». Questo significa che il «divieto» da questi Paesi era già in vigore di fatto. Trump si è spinto più in là chiudendo i cancelli, senza tenere conto delle eccezioni già previste per i Paesi a rischio.

L'altra beffa è sventolare, solo nelle ultime ore, le storie dei poveri siriani respinti o condannati al caos della guerra piuttosto che al rifugio sicuro sotto la bandiera a stella e strisce. Obama ne ha accolti dal 2011 al 2015 appena 1883, la bellezza di 376 all'anno. Solo nel 2016 ha alzato l'asticella dell'ingresso a 13mila rifugiati, dopo il fallimento degli Usa in Siria e 5 anni di guerra che hanno provocato oltre 4 milioni di profughi.