Open space: un semaforo per bloccare i colleghi molesti

Un ipotetico rimedio che non rimedierà a nulla. Magari bastasse un semaforo rosso per bloccare il «collega molesto»: specie antropologica notoriamente refrattaria a qualsiasi stop. Uno che non si ferma davanti a nulla. Figuriamoci dinanzi a un lampeggiante.

Maledetto open space: le aziende li allestiscono, illudendosi che quegli spazi aperti si trasformino in praterie per la «circolazione le idee»; in realtà l'unica cosa galoppante nello stanzone senza pareti è il rancore. Già, perché l'«opportunità» (in realtà la disgrazia) di stare «tutti insieme» serve solo a esaltare la «Sindrome del Territorio Sottratto». La scrivania, priva di confini ben delimitati, si trasforma così nella rampa di lancio per insulti, dispetti, carognate, faide oltre che - naturalmente - per sputacchianti starnuti e colpi di tosse. Del resto mettersi la mano davanti alla bocca prima di espettorare è considerato negli open space un optional dal sapore demodé. Negli uffici aperti c'è chi beve, mangia, urla al telefono, borbotta da solo. Proprio come se fosse a casa sua. Privacy, questa sconosciuta. Per tutte queste ragioni (e mille altre) uno studio della University of California ha accertato che lavorare senza pareti riduce la produttività del 15% (stima calcolata per difetto).

Ma ora, direttamente dalla Danimarca, arriva la soluzione a tutti i mali: la società Plenom ha ideato la BusyLight. Si tratta di una luce rosso-verde, connessa al computer, in grado di cambiare colore se l'impiegato è occupato o se non vuole essere disturbato.

Peccato che il «collega molesto», tra i suoi tanti difetti, ha anche quello di essere daltonico.