Il Papa si allea con Putin per proteggere i cristiani

Santa Sede e Russia presentano insieme all'Onu una richiesta di difesa dei fedeli di Gesù perseguitati e cacciati dagli jihadisti

C'è una piccola grande notizia che è stata giustamente sommersa da quella di un Papa che si ribella all'assassinio sistematico dei cristiani e per di più accusa le potenze del mondo non solo di indifferenza, ma di nascondere volutamente queste stragi. Chi le nasconde, perché le nasconde? A questo il Papa non dà risposta. Dice il peccato, e non il peccatore. Andiamo per esclusione. Non sono i talebani o i correligionari dello Stato islamico a velare i propri massacri. E allora chi li occulta? C'è tempo per dedicarsi al quesito. Un paio di minuti e ci arrivo. Prima però la piccola grande e strana notizia. Chi secondo Francesco sta lottando con il Vaticano per impedire questo genocidio e non ha vergogna a chiamare «cristiano» il popolo che ne è vittima. È la Russia. Sì, la Russia del demone Putin. Due anni fa, Papa Bergoglio aveva già mostrato di riconoscere in Mosca e nel suo presidente i difensori delle comunità cristiane di qualsiasi denominazione (cattolica, ortodossa, armena) crocifisse, e non è una metafora, in Siria.

Francesco trovò in Putin un forte alleato nella richiesta perentoria a Obama di rinunciare a scatenarsi con massicci bombardamenti contro il «Cattivo» di Damasco, Bashir el Assad. Era il 6 settembre del 2013, e i due concordarono sulla «inammissibilità di un intervento militare». Il Vaticano sapeva dal suo nunzio e dai vescovi che, benché Assad fosse un dittatore, tuttavia consentiva la libertà e la convivenza di religioni diverse, e che le stragi addebitate ad Assad, erano fatte magari dai ribelli, in cui comandavano di fatto i musulmani sunniti del nascente Stato Islamico. Stessa posizione saggia che nel 2011 aveva preso il vescovo di Tripoli, monsignor Martinelli, contrario all'intervento militare della Nato contro Gheddafi.

Ora questa alleanza tra Francesco e Vladimir non è un'indiscrezione di vaticanisti, ma sta scritta nero su bianco su un documento del massimo livello di consapevolezza. Vaticano e Russia sono infatti all'unisono capofila degli Stati che hanno presentato all'Onu la richiesta di difesa dei cristiani perseguitati e cacciati dalle loro case, scuole, chiese, terre, dallo Stato Islamico e dalle varie bande di jihadisti che hanno intrapreso la guerra santa. Lo ha rivelato - ma non è un segreto, semplicemente la cosa è stata tenuta in cantina dalle agenzie di informazione - l'arcivescovo Tomasi, che si occupa di diritti umani come delegato della Santa Sede presso l'Onu di Ginevra. Per la prima volta in un testo di denuncia non si parla genericamente di minoranze perseguitate, ma di «cristiani».

La Chiesa cattolica ha tanti difetti, di certo però nessuno le nega un primato molto laico: ha la rete diplomatica più esperta, informata e prudente. Monsignor Tomasi ha una conoscenza delle tragedie del mondo come nessuno e se ha stabilito di privilegiare come partner primario la Federazione Russa non è perché ha tirato i dadi, ma per una convergenza su alcune questioni essenziali per il destino delle umane sorti che stanno a cuore al Papa. Egli nota che la Chiesa cattolica e il nome cristiano sono stati e sono sotto attacco, in strana simultaneità con le stragi islamiche, da parte di potenti governi occidentali. Le accuse di omofobia, di oscurantismo nelle questioni della fecondazione artificiale, il rilievo sulla mancanza di democrazia interna, si sono trasformate in documenti ufficiali di condanna. C'è una guerra legale per disarticolare l'autorità e la presenza efficace della Chiesa. È conseguenza - dicono i giuristi vaticani - della riduzione dei diritti umani a diritto dell'individuo a prescindere da qualsiasi riferimento oggettivo. Oriana Fallaci l'ha denunciato con concisione drammatica: la libertà è diventata licenza, i diritti hanno sostituito i doveri. Il fatto è che questa dissoluzione interiore è l'altra faccia, senza fuoco e scimitarra, di una persecuzione simmetrica.

E qui la Santa Sede ha incontrato la Russia e il suo ritrovato riferimento al proprio battesimo. Una volta si sarebbe detto - ma erano i tempi dell'avanzata ottomana nei Balcani - «Antemurale christianitatis». Queste cose non le dice nessuno. Si preferisce avvolgere la Russia sotto il mantello tenebroso del sospetto. Una tecnica della diffamazione che, senza paragonare ciò che non è paragonabile, ha colpito da parte degli stessi attori anche la Chiesa cattolica. Non è un nascondimento per distrazione quello del nome cristiano. È colpevole. Cerchiamo di non esserne complici, di occultare la natura di questo odio, mentre padre Paolo Dall'Oglio è ancora sequestrato, e forse si fa troppo poco...

L'insegnamento papale dovrebbe essere fatto proprio anzitutto dall'Italia, se non altro per contagio naturale di autorità morale, ma anche da quei Paesi che pure sono tali e sono liberi perché cresciuti da radici cristiane. Ora però si vergognano del nome cristiano, lo nascondono, fa schifo la religione dei padri, l'hanno ridotta a pratica privata o rituale. Tolgono il crocefisso dalle pareti. E perciò, per paura di dover prendere sul serio le proprie origini religiose, si rifiutano di vedere che la violenza che ammazza i cristiani è proprio religiosa. Di una religiosità diversa però. Di certo non capisce nulla Renzi e mente Obama, per comodità e per quietismo, quando sostengono che la guerra santa contro i cristiani è combattuta da pochi fanatici che tradiscono l'Islam. Sbagliano: quei persecutori sono islamici, molto islamici.