Il partigiano Mattarella equilibrista sul 25 aprile

Alla celebrazione della Liberazione il presidente omaggia l'ala ortodossa («niente pericolose equiparazioni»). Ma poi ricorda il contributo dei cattolici e dei militari

In occasione del 70° anniversario della Liberazione, salta fuori l'anima profonda dell'Italia: una pericolosa inclinazione alla retorica. Fiato alle trombe, dunque. Come ha fatto la (o il, boh) presidente della Camera Laura Boldrini, che ieri ha intonato Bella ciao con un gruppo di partigiani presso la sala del governo di Montecitorio. Nel frattempo, in libreria ci attendono tonnellate di saggi a senso unico. Sui giornali leggiamo rubriche grottesche ambientate nel 1945, recensioni in cui innanzi tutto ribadire la propria incrollabile fede antifascista, articoli su come la nostra Costituzione sia indiscutibilmente la più bella del mondo. Il rischio, purtroppo, è che questo clima di mobilitazione generale prenda il sopravvento su ogni cosa, inclusa la celebrazione del 25 Aprile e della Resistenza stessa, che non può avvenire se manca il rispetto della verità storica. Sarebbe meglio evitare di riaprire il fascicolo della Guerra civile aggiornata a un'epoca che ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di ridefinire cosa significhi oggi essere italiani, e quale sia il ruolo del nostro Paese nel mondo. La cifra tonda è un richiamo irresistibile, un'ottima scusa per dare una spolverata alla sistematica mistificazione di quanto accadde tra il 1943 e il 1945. Quest'anno c'è voglia di tornare all'antico, alla Resistenza come fenomeno di massa, naturalmente guidato dai comunisti, senza insistere troppo sul contributo di militari, cattolici e liberali. C'è il desiderio, quasi confessato in certe quarte di copertina, di minimizzare (nasconderli sarebbe ormai impossibile) gli eccidi compiuti nel triangolo rosso, e anche altrove, basti ricordare i vertici della Brigata Osoppo massacrati a Porzûs. C'è la tentazione di risospingere nell'oblio le ragioni di chi scelse la Repubblica di Salò. A chi giova tutto questo? A nessuno, non c'è neppure più il Partito comunista che sfruttò la strumentalizzazione politica per accreditarsi come «democratico». Ma per essere democratici, come sembrava ormai dimostrato, non basta essere antifascisti: bisogna essere anche anticomunisti.

Ieri il presidente Sergio Mattarella ha incontrato i partigiani alla Camera. In mattinata è stato anche diffuso il testo di una lettera di Mattarella stesso inviata al mensile Micromega (sarà pubblicata nel numero speciale dedicato alla Resistenza). La scelta è singolare: la rivista infatti ha un profilo militante ed è considerata l'organo ufficiale dei «giacobini» d'Italia. Non è mai andata per il sottile nel distinguere i buoni dai cattivi, il bene dal male, la parte sana del Paese da quella, indovinate quale, infetta. A parte questa stranezza, la lettera ha passaggi condivisibili. Ricorda la lezione dei partigiani cattolici e liberali, i militari italiani spediti nei lager nazisti, il contributo di sangue degli Alleati. Leggendo tra le righe, si capisce anche che la Resistenza non fu esattamente un fenomeno di massa, nonostante Mattarella lodi la partecipazione del «popolo» composto «di uomini, donne e persino ragazzi, di civili e militari, di intellettuali e operai».

Tuttavia il primo «lancio» d'agenzia parla chiaro su quale sarà la frase più discussa e destinata a fissarsi nella memoria collettiva. Questo: la ricerca storica «deve continuamente svilupparsi» ma «senza pericolose equiparazioni» fra i due campi in conflitto. Parole che, isolate e male interpretate, si prestano ad aprire ferite ormai antiche, riportando indietro le lancette dell'orologio.

Commenti

aitanhouse

Ven, 17/04/2015 - 15:08

le celebrazioni dei partigiani...cioè gloriose rimpatriate di ultra ottantenni che hanno vissuto un momento importante della loro vita se non proprio da protagonisti (quelli se esistono ancora sono ultra novantenni), almeno come testimoni di un mondo che stava crollando con l'intervento diretto non della politica ma di cittadini di tutte le estrazioni sociali con l'intento di ricostruire una nuova patria su basi democratiche. Purtroppo non andate a parlare oggi di partigiani o di resistenza alle nuove generazioni, non vi capirebbero... piuttosto sarebbe l'ora di smetterla con queste mielose revocazioni mirate solo ad esaltare le gesta (?) di una sola parte, quella rossa, e cercare di spiegare realmente il corso della storia del nostro paese ad iniziare dal dopo prima guerra mondiale fino ai nostri giorni per far in modo che ognuno entrasse solo con la sua testa negli eventi.